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Startup: 9 volte su dieci il “sogno” inizia con i soldi di familiari e amici

L’Italia è ancora molto indietro per quanto riguarda i finanziamenti ai progetti d’impresa. Il 90% delle volte le startup nascono con l’aiuto di genitori, nonni e zii. E, se puntano subito sull’internazionalizzazione, riescono a crescere più velocemente e a durare più a lungo. A scattare questa fotografia è una ricerca dell’Università di Bologna e di Aster, consorzio della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale, presentata in occasione della decima edizione del Research to Business, salone internazionale della ricerca industriale e dell’innovazione.
“L’Emilia-Romagna– ha detto Paolo Bonaretti, direttore generale di Aster – è la prima regione in Italia per numero di laureati in discipline tecnico scientifiche e per personale addetto a ricerca e sviluppo, ed è la seconda per numero assoluto e densità di start up. Dal 2000, quando è partito il programma europeo Spinner– aggiunge –il loro tasso di sopravvivenzaè molto elevato (77%) sia rispetto alle imprese normali che a quelle innovative, e il fatturato è cresciuto mediamente del 35% in 4 anni”.
La ricerca dell’Università di Bologna e Aster ha riguardato circa 100 start up della regione. E’ emerso che dalla fine del 2013 al 30 aprile scorso le imprese innovative iscritte nell’apposito registro nazionale sono più che raddoppiate: +123%, da 1719 a 3842. L’Emilia Romagna rappresenta il 12,05% del totale nazionale dietro la più grande e popolata Lombardia. Quasi la metà hanno un fatturato fino a 500 mila euro e fino a un massimo di 9 addetti.
Nell’88,6% dei casi le risorse finanziarie arrivano da parenti e amici, a cominciare da mamme, papà, nonni e altri parenti. Banche e istituzioni finanziarie intervengono raramente (3%) per finanziarie a medio-lungo termine la nuova impresa. Nel 2,6% delle volte si tratta di un debito bancario ordinario. La partecipazione di aziende industriali non va oltre il 4% così come i finanziamenti da Venture Capital si limitano ad appena lo 0,4% dei casi.
La ricerca ha ancherilevao che forma giuridica prevalente (82,3%) è la società a responsabilità limitata (srl).
“Analizzando il risultato di fatturato – spiegail direttore generale di Aster – si è visto che è più alto tra coloro che dispongono di marchi, che hanno ricevuto un supporto per l’internazionalizzazione e per la formazione in fase di consolidamento, che hanno partecipato a concorsi a premi e hanno ricevuto un finanziamento”.
Per le start up dell’Emilia Romagna i finanziamenti regionali sono stati quelli più cospicui. I 2/3 delle imprese innovative osservate da Università di Bologna e Aster hanno chiesto finanziamenti europei ma li ha ottenuti solo il 13%.L’80% ha fatto richiesta per quelli nazionali ma soltanto il 5,7% li ha avuti. Il 47,1% ha presentato domande per quelli regionali e nel 35,7% dei casi li hanno ottenuti. Il 67% ha chiesto risorse alle istituzioni locali e le hanno portate a casa solo il 25,7% delle volte.
Le start up – per loro stessa ammissione – hanno bisogno soprattutto di consulenze specialistiche (62,5%), concorsi e premi per le imprese (57,5%), formazione (57,5%), informazione e orientamento (45%).

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Giornalista ed esperto in comunicazione, è affascinato dal variegato universo delle start-up del web, che è al centro, non di rado, dei suoi sforzi e delle sue velleità creative.