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Robotica, eccellenza italiana

Si chiama Maria Chiara Carrozza, insegna alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ed è una delle regine della robotica. A decretarlo è RoboHub, la più importante comunità scientifica internazionale che riunisce i maggiori esperti mondiali di robotica, che ha inserito Maria Chiara nella classifica delle 25 donne più promettenti della robotica.

Unica italiana a comparire nella graduatoria, Maria Chiara, professore di bioingegneria industriale, è nota in tutto il mondo per aver dato vita ai “Robot Soft”, automi soffici, a forma di bruchi, pesci e meduse, progettati per essere al servizio dell’uomo e adattarsi più agevolmente rispetto ai loro “colleghi” rigidi.

Maria Chiara Carrozza da sempre unisce il suo impegno nella ricerca scientifica alla preoccupazione per il futuro della società, sollevando anche in Parlamento questioni critiche rispetto all’innovazione e all’industria 4.0.
Questa sua peculiarità la colloca a pieno titolo tra le professioniste più importanti della robotica a livello mondiale, in mezzo a colleghe americane, inglesi, svedesi, olandesi, canadesi, australiane e nigeriane.

A che punto è la robotica in Italia

Mentre sul tema innovazione il nostro Paese risulta al di sotto della media europea, secondo il quadro di valutazione sviluppato dall’UE, in cui spiccano Svezia, Lituania, Malta e Paesi Bassi, per quanto riguarda la robotica l’Italia è decisamente all’avanguardia.

Secondo il rapporto dell’International Federation of Robotics, il Belpaese è al terzo posto tra gli esportatori di robotica nel mondo, dopo Giappone e Germania.

Il giro di affari di robot e affini in Italia è pari a 239milioni di dollari, un mercato che per il Giappone, primo della classe, vale 1,6miliardi e per la Germania 640milioni.

L’Italia è nella top ten anche per quanto riguarda le importazioni di robot: 6.500 acquisti di robot industriali all’anno ci garantiscono il settimo posto al mondo. In questo caso la classifica è guidata dalla Cina, seguita da Corea del Sud e Giappone.

Il nostro Paese è all’avanguardia soprattutto per quello che riguarda la robotica umanoide, industriale e di servizio.

Le industrie italiane hanno uno dei tassi di automazione più elevati al mondo: il settore in cui i robot sono più impiegati è quello automobilistico, dove vengono utilizzati soprattutto bracci per la manipolazione o la saldatura che svolgono compiti troppo faticosi o pericolosi per l’uomo.

I robot italiani

Oltre a quelli impiegati nelle fabbriche, però, in Italia nascono anche molti robot umanoidi come, ad esempio, quelli sviluppati dall’Istituto Italiano di tecnologia di Genova che lavora ad iCub Robot, un umanoide alto poco più di un metro, dalle sembianze di un bimbo, che, grazie ai 53 motori che lo muovono, è in grado di riprodurre espressioni umane e afferrare e manipolare oggetti. Si tratta di una delle piattaforme robotiche più diffuse nei laboratori del mondo.

Sempre l’Istituto Italiano di Tecnologia lavora a robot che aiutino le persone nella loro vita quotidiana.

Da questa idea nasce Robot1, un personal robot in grado di aiutarci nelle faccende quotidiane di casa.

La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, invece, ha sviluppato il progetto Robot-Era che prevede la costruzione di tra diversi robot che vanno in aiuto delle persone anziane e non completamente autosufficienti.

Nei laboratori italiani si sviluppa una robotica dal volto sempre più umano.

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