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Lavoro agile: anche la PA ci prova

Prove di lavoro agile anche per la Pubblica Amministrazione. Con la recente approvazione della direttiva n°3 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si va finalmente a definire quanto disponeva l’articolo 14 della legge di agosto 2015 sulla riorganizzazione della PA, che sosteneva una maggiore conciliazione tra i tempi di vita e quelli di lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Le linee guida della direttiva sono state presentate nelle scorse settimane dalla ministra Marianna Madia e dalla sottosegretaria Maria Elena Boschi; adesso si aprirà quindi una fase di sperimentazione.

Gli obiettivi

Secondo un’analisi della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro  le finalità delle nuove misure riguardanti la PA sono essenzialemente due: sperimentare nuove forme spazio-temporali di lavoro (lavoro agile) e fissare obiettivi annuali di attuazione del telelavoro.

Con le nuove disposizioni si cerca quindi di migliorare sia le condizioni e le modalità di lavoro nel pubblico impiego, sia i servizi e l’efficienza nei confronti dei cittadini. Gli strumenti digitali aiuteranno questo processo di cambiamento. Uno dei punti fondamentali a cui la direttiva aspira è la flessibilità, alla luce delle esigenze di conciliazione tra vita privata e lavoro. In secondo luogo si mira a un incremento della produttività. L’augurio è quello di permettere almeno al 10% del personale pubblico di avvalersi del lavoro agile.

lavoro agile ufficio pubblica amministrazione

Il monitoraggio

La seconda parte della direttiva riguarda il monitoraggio della fase di sperimentazione iniziata in queste settimane e grazie a cui si scopriranno gli effetti sulla produttività. A breve si formerà a Palazzo Chigi un gruppo apposito per questo compito, a supporto delle amministrazioni e per vigilare sulla reale attuazione della direttiva. Se tutto va bene, entro un triennio tutte le PA saranno in grado di organizzarsi per garantire il lavoro agile.

Gli investimenti per il lavoro agile

La direttiva apre sicuramente a maggiori investimenti in tecnologie digitali e in attività di formazione per i dipendenti pubblici, soprattutto per i dirigenti e per chi riveste ruoli di responsabilità. Specialmente i percorsi di formazione sono necessari affinché i “lavoratori agili” rimangano coinvolti nel contesto produttivo, nella crescita professionale e nei processi di innovazione.

In questa fase di sperimentazione, gli stanziamenti previsti ammontano a circa 5,5 milioni di euro. A partire da luglio al Ministero del Tesoro inizierà una prova: saranno coinvolti 200 dipendenti, i quali potranno svolgere il loro lavoro fuori dalla sede fisica per 6 giorni al mese.

L’accordo

Come per i privati, anche per la PA resta la necessità di siglare un accordo scritto in cui siano definite le modalità concrete di svolgimento della prestazione lavorativa al di fuori dell’ufficio. La direttiva infatti invita entrambe le parti a definire uno spazio stabile al di là del luogo abituale. Per quanto riguarda l’orario, l’ipotesi più plausibile è una forma di controllo e di reperibilità da una parte e la valorizzazione degli obiettivi dall’altra.

 

 

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