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Job Act, l’allarme del popolo delle Partite Iva: “Contribuenti di serie A, cittadini di serie B”

Lo chiamano il popolo delle Partite Iva: consulenti, informatici, videomakers, grafici, traduttori, lavoratori autonomi e liberi professionisti. Con Partita Iva e non iscritti ad albo. Che non appartengono a nessuna cassa previdenziale di categoria e che, a fine anno, di quello che guadagnano gli rimane in tasca un po’ meno della metà.

Già, perché il calcolo è presto fatto: chi comincia a lavorare oggi con una Partita Iva -e raggiunge i 10 mila euro di guadagno- si troverà a pagare di tasse il 32 per cento sul netto di quanto messo in cassa.

L’indice da vero codice rosso è la contribuzione INPS della gestione separata: partita dal ‘96 con un’aliquota del 10%, e salita negli anni al 27,72%, dal 2014 ricomincerà ad aumentare di un punto percentuale ogni anno, fino a raggiungere il 33%. Anche i lavoratori dipendenti versano il 33%, ma la categoria dei lavoratori autonomi sottolinea che c’è una netta differenza sul calcolo dell’aliquota: il 33% che versano i dipendenti è calcolato sul reddito lordo annuo, mentre quello dei lavoratori indipendenti è calcolato sul totale costo del lavoro.

In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, e che anticipa una puntata speciale che andrà prossimamente in onda su Report, condotto dalla brava Milena Gabanelli, si fa il punto grazie alle testimonianze riportate di alcuni freelance.

Ugo Testoni, ad esempio, è un copy freelance con una tesi ben chiara: «Si è arrivati ad una tassazione così alta perché la gestione separata dell’Inps, la Cassa previdenziale per i lavoratori autonomi, è diventata un mezzo per versare nelle casse quelle risorse che vengono drenate da chi attualmente lavora e non è rappresentato. L’aumento dell’aliquota al 33 per cento è tra le voci in entrata che andranno a coprire le uscite dell’Aspi, cioè quelle forme di welfare dalle quali siamo esclusi come lavoratori indipendenti, e che andranno a coprire anche le necessità di cassa per gli esodati.»

La mancanza di rappresentanza è dunque la dirimente da tenere sott’occhio: secondo i lavoratori autonomi questo aumento di aliquota dipende dal fatto di non essere mai rappresentati nei tavoli tra le parti sociali. A fare qualcosa ci sta provando Anna Soru di ACTA, associazione che è riuscita a bloccare l’aumento dei contributi delle partite iva per un anno.

Come si legge nella home del loro sito (http://www.actainrete.it/): Siamo contribuenti di serie A, ma cittadini di serie B. Siamo la categoria sottoposta al prelievo previdenziale INPS più alto, che non ci lascia risorse da investire in forme integrative, ma abbiamo una prospettiva pensionistica di povertà. Non abbiamo parità di diritti su aspetti fondamentali quali maternità, paternità, malattia e disoccupazione”.

Da questo punto di vista il Jobs Act messo in piede dal governo Renzi parte evidentemente col piede sbagliato: il lavoro indipendente è il grande assente. Esistono solo dipendenti e imprenditori, ma scompaiono tutti i lavoratori indipendenti, che vivono e lavorano nella fascia meno protetta del mercato del lavoro, ferita a morte dalla carenza di lavoro, dalla contrazione dei compensi e dal ritardo nei pagamenti.

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Giornalista ed esperto in comunicazione, è affascinato dal variegato universo delle start-up del web, che è al centro, non di rado, dei suoi sforzi e delle sue velleità creative.

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