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Coworking: i vantaggi del lavoro condiviso e sostenibile

Cooperazione, comunicazione, condivisione, comunità. Sono le quattro “C” del coworking, un nuovo spazio di lavoro, ma soprattutto un modo nuovo di lavorare.

Sono silenziosi e conviviali al tempo stesso, prevedono aree per il confronto di idee ed esperienze e aree per la concentrazione. Sono i luoghi del lavoro condiviso, sempre più diffusi in Europa, nel mondo e anche in Italia.

Nel vecchio continente ne sono stati censiti circa 800 e raccolgono principalmente giovani freelance in cerca, temporaneamente, di una stanza o anche solo di una scrivania e naturalmente di una connessione internet.

Svolgono vecchie e nuove professioni, la maggior parte di loro sono i cosiddetti “lavoratori della conoscenza”: ricercatori, architetti, giornalisti, artisti, creativi, tecnici, pubblicitari e via dicendo, persone la cui attività è tendenzialmente svincolata dalla presenza in un certo spazio fisico e in determinati orari.

Il coworking rappresenta il nuovo modello di lavoro, quello post seconda rivoluzione industriale, un lavoro flessibile, fluido, nomade, non solo nei tempi e nei luoghi, ma nella definizione stessa delle professionalità. Un modello che si riavvicina, per certi aspetti, a quello artigiano, punta sull’iniziativa individuale, sulle competenze, sul saper fare e sulle idee, mette al centro la persona, ma proprio per questo non può prescindere dagli spazi fisici per il confronto, la condivisione, lo scambio di conoscenze.

Un’indagine recente ha dimostrato che tra le motivazioni principali alla base della fruizione temporanea o prolungata degli spazi di coworking, presenti nella maggior parte delle grandi metropoli, c’è proprio il bisogno di relazione, di contatto e confronto con persone che svolgono attività simili, ma diverse dalle proprie, c’è il bisogno di creare alleanze, di fare rete, creare una comunità nella quale riconoscersi e dalla quale sentirsi riconosciuti.

Sembra infatti che l’ingresso in spazi di coworking abbia migliorato la condizione di lavoro di moltissimi freelance non solo in termini di produttività, ma anche di rapporto con i clienti e riconoscimento sociale.

E se lavoro è anche socialità e una delle chiavi dell’innovazione, soprattutto quella sostenibile, è il ‘meticciato’ di conoscenze e competenze, il lavoro condiviso, il coworking può davvero rappresentare il futuro del lavoro, ma perché questo accada deve essere adeguatamente sostenuto, anche dalle istituzioni, deve avere garantiti infrastrutture e legami con il territorio, deve poter godere della giusta visibilità.

Proprio lo scorso maggio si è parlato moltissimo del lancio di una piattaforma italiana, ideata da una donna di 35 anni, Claudia Merlini, e finalizzata all’ottimizzazione della ricerca e della fruizione degli spazi di coworking in Italia e in Europa.

Parliamo di Coworking For, un motore di ricerca che permette a chiunque lo desideri di rintracciare i coworking più vicini e procedere direttamente con la prenotazione di una scrivania, nel caso in cui il lo spazio abbia accettato l’accordo con la piattaforma. Gli spazi presenti ad oggi sul sito sono 150, e lo stesso The Hub, tra le prime e più rinomate realtà di coworking in Italia, ha deciso di sottoscrivere l’accordo con il portale.

E se coworking è sinonimo di collaborazione e condivisione non ci stupisce che ci sia chi ne ha pensato a una declinazione sostenibile e solidale. È il caso di Piano C, uno spazio di coworking nato a Milano e rivolto principalmente alle donne, una realtà che non solo offre i servizi tipici degli spazi di co-lavoro, open space, scrivanie, aree talk, caffè dall’arredo ben curato, wi-fi, ecc., ma anche una vera e propria rete di supporto per le mamme lavoratrici.

Piano C è coworking, ma anche cobaby e servizi “salva tempo”: un modo di lavorare “a misura di vita” e un luogo dove le mamme possono svolgere la loro professione, mentre persone competenti si occupano dei loro bambini, e affidarsi a una rete di collaboratori che le solleva da incombenze quotidiane come la spesa o il pagamento delle bollette con notevole risparmio di tempo ed energia.

Da pochissimo, tra l’altro, Piano C ha inaugurato Summer C, uno spazio poco fuori Milano, all’Idroscalo per la precisione, per fornire a chi lavora un riparo dall’afa e dagli scenari urbani e naturalmente aree e persone dedicate alla cura dei bimbi, per permettere loro di godersi l’estate in attesa che i genitori li portino in vacanza.

Non vogliamo dire che il coworking sia la panacea di tutti i mali, ma ci sembra un’ulteriore dimostrazione del fatto che nella condivisione e nel fare rete solidale si annidi il futuro del lavoro, un futuro più sostenibile e all’insegna di quella che a Piano C chiamano “la felicità produttiva”.

Fonte: A voi comunicare

Scritto da

Giornalista ed esperto in comunicazione, è affascinato dal variegato universo delle start-up del web, che è al centro, non di rado, dei suoi sforzi e delle sue velleità creative.

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