AuthorFabio Carlini

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ZonzoFox, la startup pisana che vince in Europa

Tra i vincitori di Idea Challenge 2015 c’è la startup ZonzoFox di Pisa. L’app premiata è stata ideata per portare i turisti “a zonzo” per la città, appunto. Il concorso è un’iniziativa di EIT Digital, organizzazione europea che promuove l’innovazione digitale e l’imprenditoria e vanta collaborazioni con importanti realtà industriali e accademiche.
La finale ha avuto luogo a Londra, con la startup pisana che si è vista aggiudicare il 3° premio nel settore Urban Life & Mobility: 15 mila euro e l’accesso al network europeo di EIT Digital. Sono stati necessari 4 intensi minuti di pitch per convincere esperti provenienti da tutta Europa che si può innovare e fare business combinando tecnologia e turismo, partendo dall’Italia. “E’ una grande opportunità che ci consentirà di crescere anche a livello internazionale – afferma Marco Rizzone, CEO e Co-Founder di ZonzoFox. Il modello che stiamo validando in Italia è già concepito per essere scalato a livello europeo, ma è fondamentale creare relazioni con partner commerciali e istituzionali nei singoli Paesi in cui andremo ad operare: proprio per questo collaborare con il network di EIT Digital sarà per noi un’ottima occasione”.
“Un bel riconoscimento al duro lavoro fatto dal team finora ma anche uno stimolo ad andare avanti con ancora più convinzione – dice Andrea Cimino, CTO e Co-Founder. E poi anticipa: “Abbiamo in cantiere una serie di novità che renderanno ancora più fruibile il patrimonio artistico e enogastronomico del nostro Paese: mappe smart in grado di rendere ancora più immediata la scoperta di ciò che ti circonda e una nuova sezione sui prodotti tipici locali”.
Al momento, la startup è attiva in oltre 50 destinazioni italiane, ma punta a coprire capillarmente l’intera Penisola in breve tempo. “Guardiamo all’Europa, ma il nostro obiettivo primario rimane l’Italia – sottoliena RizzoneVogliamo valorizzare il territorio e le sue tipicità insieme alle istituzioni e a partner locali che abbiano la lungimiranza di credere nel nostro progetto”.

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Un punto di vista originale: Napoleone lo startupper

Napoleone? Oggi sarebbe imprenditore o startupper. Così almeno lo vede Roberto Race, giornalista e consulente in comunicazione e public affairs, autore del libro uscito di recente “Napoleone il Comunicatore” (ed. Egea Bocconi).
“Napoleone fa pensare a quei leader che sanno motivare e coinvolgere i loro collaboratori rendendoli partecipi delle sfide che dovranno affrontare assieme. Quello che per Napoleone è il campo di battaglia per l’imprenditore e il manager sono la fabbrica e il mercato, dove solo chi sa cosa vuol dire essere in prima linea può dare gli ordini ed essere ascoltato – afferma Race”
Napoleone, data la complessità e la caratura del personaggio, è stato definito nei modi più disparati da esperti e non. Un capo popolo o grande normalizzatore della rivoluzione borghese per qualcuno. Altri hanno posto l’attenzione sulle sue capacità militari o di statista. C’è chi lo considera un visionario, grande profeta, precursore dell’Europa che conosciamo, solo un imperatore o dittatore. La cosa certa è che parliamo di un uomo istrionico e poliedrico. Ma è la prima volta che viene attualizzato al punto da trovargli un mestiere dei giorni nostri. E di quelli più innovativi: lo startupper.
L’immagine viene fuori dall’originale ritratto che ne fa Roberto Race, che sottolinea l’impareggiabile capacità del personaggio di essere leader e saper dialogare con i suoi uomini e l’opinione pubblica . Una categoria concettuale che nasce proprio con lui. “Il Napoleone che racconto in questo volume – dichiara Roberto Race – ha l’identikit classico di quello che oggi consideriamo un imprenditore di successo nato come uno startupper…Proprio come tanti leader, Napoleone sa che conta più essere autorevole che autoritario. Napoleone, a modo suo e con tutte le contraddizioni e ambiguità con cui finisce per essere al tempo stesso «dittatore» e alfiere del nuovo diritto partorito dalla rivoluzione francese, è anche portatore di alcuni valori di cui si lamenta spesso la carenza nell’attuale classe dirigente e politico-istituzionale europea. Napoleone- conclude Race- sa bene che ‘non si può guidare un popolo senza indicargli un futuro’. Credo che oggi la rilettura di Napoleone in questi termini possa favorire la riscoperta di aspetti della sua figura di una modernità impressionante.”
Il libro, per chi volesse saperne di più,  è nelle principali librerie italiane e disponibile sul sito della casa editrice dell’Università Bocconi, oltre che sulle principali piattaforme internazionali in versione ebook. E nel 2016 uscirà anche in inglese e in francese.

 

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Unveil Consulting: il candidato ideale te lo indica l’algoritmo

Il problema di ogni azienda e di ogni responsabile delle risorse umane è scegliere il candidato più adatto allounveil1 specifico ruolo. Non è affatto detto che quello più preparato in fatto di esperienze di studio e di lavoro si riveli alla lunga il migliore possibile per la posizione da ricoprire.
Sappiamo tutti cosa significa non trovarsi bene al lavoro, e abbiamo sentito più volte persone, colleghi, magari lamentarsi del fatto che le cose andrebbero fatte diversamente da come sono portate avanti in una tal azienda.
Questo perché ognuno di noi interpreta ed esegue il proprio lavoro in modo diverso. Il candidato ideale è quello che alle competenze unisce il piacere di lavorare in un determinato modo e luogo. ‘Qui mi trovo proprio bene!‘. Questa è l’esclamazione che ogni datore di lavoro vorrebbe ascoltare. Ma come trovarlo un collaboratore così?
La startup Unveil ha sviluppato un algoritmo per analizzare i profili dei candidati e aiutare le aziende nella difficile decisione di assumere nuovi lavoratori. E assicura la bontà del risultato finale dei processi di reclutamento.

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DAOCampus vi aspetta il 23 novembre per il 1° Aperitivo Agile Lean

Gli individui e le interazioni più che i processi e gli strumenti
Il software funzionante più che la documentazione esaustiva
La collaborazione col cliente più che la negoziazione dei contratti
Rispondere al cambiamento più che seguire un piano

Sono i principi cardine del Manifesto Agile, ossia la formalizzazione di tutto ciò che sta alla base delle metodologie di sviluppo agile, frutto del lavoro di un gruppo di progettisti software e guru dell’informatica che si sono spontaneamente riuniti nell’Agile Alliance.

L’obiettivo finale è la piena soddisfazione del cliente e non solo l’adempimento di un contratto. Il corretto uso delle metodologie agili in azienda, inoltre, può consentire di abbattere i costi e i tempi di sviluppo dei prodotti (software, ma non solo…), aumentandone la qualità.

Di questo e altro ancora si parlerà lunedì 23 novembre, a partire dalle 19:00, presso il nostro coworking (Via Matteucci, 34b – Pisa).

Siete tutti invitati al…

1° Aperitivo Agile Lean in DAOCampus

L’evento sara svolto il modalità Lean Coffee ed è rivolto a chiunque nell’ambito del proprio Business (ma non solo!) sia interessato a conoscere e condividere pratiche ed esperienze su queste metodologie di Product Development.
Si tratta di un evento in stile unconference, non vi sarà alcun ordine del giorno prestabilito o speaker designati, nessun comitato direttivo. Parleremo insieme di Lean, Kanban, Agile, XP, TPS, o anche Personal Kanban e quant’altro.

Per partecipare iscriviti compilando il seguente modulo:

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Alimenta2Talent: call internazionale per startup del food

E’ aperta la call di Alimenta2Talent, il concorso internazionale per progetti di impresa nel settore agroalimentare, promosso dal Comune di Milano e dal Parco Tecnologico di Lodi – Science Park. Questa terza edizione intende raccogliere le sfide lanciate da Expo, recependone i messaggi e gli inviti al cambiamento nel campo della produzione degli alimenti e delle abitudini di consumo.
L’edizione 2015 propone alcune interessanti novità. A cominciare dal percorso di accelerazione, che si articolerà in tre fasi, con momenti di valutazione intermedi. La prima sarà dedicata alla strutturazione di un modello di business solido. Nella seconda si procederà all’assegnazione dei voucher a 3 dei 5 progetti d’impresa finalisti, funzionali allo sviluppo del business e del piano commerciale. Nell’ultima sarà decretato il progetto d’impresa “Champion” del programma. Il Champion di Alimenta sarà quello che avrà creato il maggior valore nel periodo di accelerazione. Per il vincitore è previsto un ulteriore premio economico, oltre alla valutazione da parte del Parco Tecnologico di Lodi dell’opportunità di un investimento diretto.
“Dalla sua costituzione ad oggi Alimenta ha creato 46 start up e ne ha supportate oltre 80, ha raccolto fondi per circa 26 milioni di euro tra pubblico e privato e generato 150 nuovi posti di lavoro qualificati – ha dichiarato Gianluca Carenzo, Direttore del Parco Tecnologico di Lodi e Presidente APSTI – Alimenta2Talent è la competizione che, grazie alla collaborazione con il Comune di Milano, intende creare una Hub del Food e e del Food Tech. L’Acceleratore del Parco Tecnologico di Lodi è nato per valorizzare questa potenzialità con gli strumenti giusti per concretizzarsi in progetti di impresa tangibili e capaci di generare occupazione, tanto da renderci possibili partner per nuove start up”.
I progetti vanno presentati entro il 31 dicembre prossimo. Le proposte possono riguardare ambiti molto diversi: dal design packaging alle tecnologie per la produzione, dalla trasformazione della filiera AgroFood all’Internet of Food (IoT), fino alla Smart Agriculture e alla Precision Farming, ma anche soluzioni per la valorizzazione degli scarti e biomateriali, nonché innovazione sociale per la sharing economy agroalimentare, oppure biotecnologie in ambito Life Sciences e per le produzioni agroalimentari (Food Safety e Food Security). A qualunque di queste aree si rivolga l’idea, l’importante è che sia in grado di apportare un contributo sostanziale alla salute, al benessere e alla qualità di vita.
A valutare il tutto penserà una Commissione Tecnica, composta da rappresentanti del mondo tecnologico e dell’impresa. Dalla selezione uscirà una rosa di finalisti, quindi si conosceranno i 5 progetti vincitori, che avranno l’opportunità di partecipare per 6 mesi (da aprile a settembre 2016) all’Alimenta Accelerating Program, all’interno dell’incubatore del Parco Tecnologico di Lodi.

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E’ il tempo dello smart working: un po’ di dati

L’ultima ricerca è dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano. In Italia il momento per l’affermarsi del lavoro agile appare propizio, lo dicono i dati. L’unico rischio, come spesso accade, è che il fenomeno cresca con qualche squilibrio perché amplificato o distorto dalla variabile “moda del momento”. Le norme allo studio da parte del Governo (per approfondire clicca qui) possono fare da vero e proprio volano, oltre magari a correggere qualche eccesso “modaiolo”.
Ma veniamo ai numeri. Quest’anno, il 17% delle grandi imprese ha in corso di sviluppo progetti strutturati di Smart Working (era l’8% nel 2014). A queste si aggiunge il 14% di grandi imprese che sono in fase “esplorativa”. Mentre il 50% delle imprese ha messo in campo iniziative tese a creare maggiore flessibilità, a livello di orari e spazi di lavoro, dotazione tecnologica a supporto, revisione del layout degli uffici o interventi sugli stili di leadership. Le PMI, invece, sono ancora poco toccate dal fenomeno: solo il 5% ha già avviato progetti di lavoro agile, il 9% ha introdotto una qualche forma di flessibilità e autonomia dei lavoratori, ma oltre il 50% non conosce ancora questo nuovo approccio o non è semplicemente interessato.
Le tecnologie più usate per diventare “smart worker” sono ovviamente i dispositivi mobili e i sistemi di social collaboration. Ma chi intende davvero passare a un modello di lavoro più agile non può prescindere da un cambiamento profondo della cultura aziendale e dei modelli organizzativi che ne conseguono. E’ per questo che cresce l’interesse per il coworking, anche per le grandi imprese. Sono già 349 gli spazi di lavoro condiviso in Italia, secondo le ultime statistiche. Scambio di conoscenza e riduzione costi tra i benefici rilevati dai manager.
L’unico rischio, come accennato sopra, è quello di cavalcare l’onda e farsi trascinare dall’effetto moda, come spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working: “La ricerca dimostra come lo Smart Working si stia diffondendo in Italia: molte organizzazioni nell’ultimo anno hanno iniziato ad interessarsi e adottare questo approccio, con un effetto positivo su persone, aziende e società̀, soprattutto grazie all’opportunità di ripensare stili manageriali e modalità̀ di gestione ormai superati. Le organizzazioni devono però evitare l’errore di farsi trascinare dall’effetto moda, introducendo un cambiamento solo superficiale, senza cogliere l’opportunità̀ di ripensare profondamente cultura e modelli organizzativi per liberare nuove energie dalle persone. Fare davvero Smart Working, cioè, è un percorso lungo e profondo di continua evoluzione. Significa andare oltre l’introduzione di singoli strumenti e creare un’organizzazione orientata ai risultati, fondata su fiducia, responsabilizzazione, flessibilità̀ e collaborazione”.

Coworking come approdo naturale del lavoratore 2.0
Il coworking, ormai da un po’, non può più essere considerato fenomeno di secondo piano in Italia, sia per la diffusione crescente sia per l’interesse delle aziende, anche di grandi dimensioni: il 71% dei manager lo considera una grande opportunità (il 31% crede si diffonderà come alternativa al lavoro da casa o da altre sedi aziendali, il 40% che sia utile ma non è convinto che possa diffondersi). Solo in pochi (16%) continuano a considerarlo un “format” adatto esclusivamente a start up e professionisti.
Attualmente, solo poco più di un terzo delle aziende che danno la possibilità̀ ai dipendenti di lavorare fuori postazione considera gli spazi di coworking, ma la situazione è in evoluzione. Le principali barriere da superare riguardano il timore sulla sicurezza dei dati aziendali (individuato dal 58% degli intervistati) poiché non tutte le organizzazioni sono ad oggi sufficientemente attrezzate per garantire l’accesso ai dati fuori ufficio in sicurezza.
Da sottolineare che il 59% dei manager individua i veri benefici in quella che, a parte la condivisione degli spazi, è la vera essenza del coworking, ossia lo scambio: di conoscenze, idee e informazioni. Ma sono considerati importanti anche la riduzione dei tempi/costi di spostamenti casa-ufficio e la riduzione del senso di isolamento per l’utilizzo eccessivo dell’home working.

Data la stretta attualità della materia e la portata potenziale del cambiamento, DaoCampus ha deciso di occuparsi di lavoro agile durante il suo primo aperitivo “Agile Lean”, che si svolgerà in sede (Via Matteotti, 34B, Pisa) il 23 novembre prossimo, a partire dalle 19:00.
Sarà un evento in stile “unconference”, senza cioè un ordine del giorno prestabilito e speaker designati. Si parlerà in maniera informale di smart working, strumenti e tecnologie a disposizione, con focus sul product development. Per partecipare, è necessario registrarsi scrivendo a raffaello@agile-nlp.com.

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Open Toscana, la multipiattaforma dell’innovazione si arricchisce

open.toscana.it, l’innovativa multipiattaforma della Regione Toscana, si arricchisce di nuovi contenuti. A servizi online, open data e casa per la partecipazione, si sono aggiunti recentemente i canali dedicati a cloud, app e startup.
Lo spazio cloud, per ora ad uso esclusivo degli enti pubblici, dovrebbe essere esteso a privati interessati a sviluppare progetti di pubblica utilità: infrastrutture e piattaforme digitali pubbliche, ad esempio, per rendere meglio fruibili i servizi, facilitandone l’accesso a cittadini e imprese locali.
C’è poi la sezione delle app per vivere meglio la Toscana, che possono essere scaricate su tablet e smartphone gratuitamente. A svilupparle non solo la Regione ma anche giovani e startup. Dalla mobilità e al trasporto (c’è anche un app sui terremoti), al turismo, ai viaggi e alle utilità, non c’è ambito che non sia stato coinvolto nello sviluppo delle applicazioni.
Non poteva mancare un sezione ad hoc, tutta per le startup: una casa comune per il confronto, lo scambio, la ricerca di informazioni utili su opportunità, bandi e collaborazioni possibili. Ma anche e soprattutto una vetrina per promuoversi e sviluppare il business.
Si consideri che la Toscana è sesta in Italia per numero di startup: ne conta 92 su 1.227 registrate. E’ la prima per spin-off, ovvero le società che sono spesso l’embrione delle startup e che si sviluppano all’interno del mondo accademico e della ricerca tecnologica.
“Se vogliamo cambiare e far crescere la pubblica amministrazione (e la nostra economia) – sottolinea l’assessore ai sistemi informativi e alla partecipazione, Vittorio Bugli – non possiamo non stare a stretto contatto con chi di innovazione vive, senza paura di contaminarsi. Per questo abbiamo pensato ad un canale dedicato alle startup ed altre iniziative a loro dedicate”.

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Studio MM: a dicembre un laboratorio per startupper a Pisa

Un’opportunità a Pisa per chi ha un’idea di business e la volontà di trasformarla in progetto d’impresa. Si chiama Laboratorio Start Up. L’iniziativa è dello Studio MM, che ha pensato a un percorso formativo articolato in più giornate dedicato agli aspiranti imprenditori.
Giovani e meno giovani con un’idea da sviluppare non devono fare altro che iscriversi e partecipare agli incontri che si copertina-laboratorio-start-up1terranno il 4, 9, 11 e 16 dicembre 2015 presso il B&B Hotel Ospedaletto.
Il laboratorio prevede 4 momenti principali: formazione, redazione del Business Plan, consulenza e monitoraggio dei bandi disponibili.
I giorni di vera e propria formazione saranno 3 (nel quarto è prevista una prova pratica), con 4 ore di lezione quotidiana sui seguenti moduli:

  • creazione e attuazione dell’idea;
  • tecniche di base per sviluppare il proprio business;
  • presentazione dell’idea: il business plan.

Durante le ore d’aula si darà spazio alla scelta della forma giuridica e allo sviluppo del progetto, fornendo le conoscenze per scegliere l’opzione migliore e le nozioni tecniche per redigere al meglio il Business Plan, potendo contare sugli strumenti di lavoro in uso nello Studio (check list, calcolo costo del lavoro, calcolo carico fiscale, rendiconto finanziario, calcolo break even point, ecc.).
Il quarto giorno i partecipanti saranno pronti per mettere in pratica le informazioni acquisite: si misureranno con la stesura in aula (al proprio pc portatile) del Business Plan, con il supporto di 2 risorse dello Studio MM. Dopodiché, potranno anche usufruire di 1 ora di consulenza nella quale valuteranno, insieme agli esperti dello Studio MM, il Business Plan e la sua realizzabilità tecnica.
Altra importante opportunità, a chiusura del percorso formativo, sarà l’accesso gratuito per 3 mesi alla banca dati dello Studio MM, contenente oltre 1000 agevolazioni europee, nazionali, regionali e locali. Ciò significa monitoraggio continuo e sistematico dei bandi più interessanti in circolazione.
Per le iscrizioni c’è tempo fino al 27 novembre prossimo. Sono previsti sconti per quelle effettuate da due o più persone intenzionate a costituire insieme la futura impresa. Per maggiori informazioni scaricare la brochure o scrivere a info@studioemmeemme.it.

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Lavoro agile: ecco l’app a misura di smart worker

Se per un freelance lavorare in un coworking è ormai quasi la normalità. Meno lo è per un dipendente aziendale o dello Stato. Ma, viste le iniziative in favore del lavoro agile del governo (vd. post del 26 ottobre) e l’evoluzione costante dei rapporti di lavoro, tra non molto anche queste categorie di lavoratori potranno o dovranno porsi il problema di dove svolgere le proprie mansioni.
A facilitare tale scelta ha pensato di contribuire Federico Bianchi, startupper di 36 anni, tra i fondatori di Muoversi (antenata di Bla Bla Car, poi evolutasi in servizi di welfare aziendale), il quale, grazie alla collaborazione dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, ha messo a punto un’app che permette di trovare lo spazio di lavoro più adatto alle proprie esigenze.
SmartWorking, questo il nome dell’applicazione, è in grado di eseguire una ricerca in tempo reale rispetto al posto in cui ci si trova, ma soprattutto rispetto alle necessità quotidiane. Ad esempio, dà la possibilità di individuare il luogo più vicino e adatto ad incontrare fuori sede un cliente, oppure trovare un coworking che ospita un tal professionista di cui si ha bisogno. O anche semplicemente un posto vicino casa dove lavorare in tranquillità, senza allontanarsi troppo in un giorno in cui magari si ha un figlio a letto con l’influenza.
Alla base dell’idea di Bianchi c’è la convinzione che uscire fuori dal proprio habitat lavorativo sia vitale e renda “migliori” i lavoratori, soprattutto quelli dipendenti. «Convincere un dipendente a provare lo smart working? E’ assolutamente possibile – spiega – Io cerco di far provare l’esperienza diretta in coworking. Non dimentichiamoci che nella teoria del welfare aziendale il percorso casa-lavoro viene definito “conflitto-casa-lavoro”. Noi ci abituiamo presto ai luoghi in cui viviamo e operiamo. Ma è un luogo lontano, quindi non è ideale come luogo di lavoro, paradossalmente. Questo non vuol dire che non occorra mai andare in ufficio! Ma è giusto chiedersi qual è il luogo migliore che può accogliermi sia come lavoratore sia come persona che ha una famiglia, che ha esigenze quotidiane».
Ebbene, con la nuova app, la soluzione più adatta con il minor sforzo possibile è a portata di mano. Aggregando informazioni sugli spazi dedicati al lavoro agile di tutta Italia, infatti, offre l’opportunità di crearsi una specie di postazione su misura. Il servizio è un po’ l’evoluzione di quello che i vari Car2Go ed Enjoy stanno facendo nel settore della mobilità urbana: consentire di prendere al volo un’auto anziché recarsi in deposito.
Gli scettici si chiedono se non sarebbe sufficiente restarsene a casa invece di cercarsi una postazione in uno spazio di lavoro condiviso. A loro Bianchi risponde seccamente: “Assolutamente no, a casa si resta isolati, senza stimoli, ed è deleterio“. Ma è soprattutto in termini di impegno ed efficienza, che, secondo lui, si ha il vero scatto in avanti: “E’ l’abituarsi, l’imparare a cambiare metodo di lavoro. Se sono in ufficio sono convinto che timbrando il cartellino avrò già fatto l’80% dei miei compiti, invece in un coworking devo arrangiarmi un po’ di più. Insomma il mio sogno è innestare un po’ di indipendenza nel dipendente, quella tipica dei freelance».

Data la stretta attualità della materia e la portata potenziale del cambiamento, DaoCampus ha deciso di occuparsi di lavoro agile durante il suo primo aperitivo “Agile Lean”, che si svolgerà in sede (Via Matteotti, 34B, Pisa) il 23 novembre prossimo, a partire dalle 19:00.
Sarà un evento in stile “unconference”, senza cioè un ordine del giorno prestabilito e speaker designati. Si parlerà in maniera informale di smart working, strumenti e tecnologie a disposizione, con focus sul product development. Per partecipare, è necessario registrarsi scrivendo a raffaello@agile-nlp.com.

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Abitudini alimentari europee a confronto, tutto in un’app

Cosa mangiamo in Europa e quanto spendiamo per il cibo, Qlik svela tutto in un’app. A mangiare e bere di più sono spagnoli, danesi e tedeschi, noi italiani ci “accontentiamo” del quindicesimo posto.
Mentre continua l’onda lunga di Expo, che ha portato l’attenzione internazionale sul tema dell’alimentazione, Qlik, azienda specializzata nella Visual Analytics, ha raccolto alcuni dati interessanti relativi al rapporto tra cittadini europei e cibo, convogliando il tutto all’interno dell’applicazione “Quanto sei Europeo?”, per fornire un quadro quanto più dettagliato possibile su similitudini e differenze nelle abitudini alimentari del vecchio continente.
Ci sono diverse informazioni interessanti e non mancano le sorprese. La Spagna, ad esempio, risulta prima per consumo quotidiano di cibi e bevande, con una quantità pro capite di 4,4 Kg, seguono la Danimarca (3,61 Kg) e la Germania (3,45 Kg). L’Italia, con i suoi 2,17 Kg, si posiziona appena in quindicesima posizione (forse puntiamo più sulla qualità? – ndr), con consumi vicini a Slovenia (2,13 Kg) e Estonia (2,05 Kg).
Riguardo alle preferenze, la carne, nonostante i ripetuti allarmi (il più recente quello tanto discusso dell’OMS sul legame di alcune carni coi tumori), continua ad essere preferita al pesce sulle tavole europee (3.108 kg di consumo quotidiano di carne contro 527 kg di pesce), e gli italiani sono in linea con questa tendenza. Il popolo più attento alla salute, almeno per quanto riguarda il consumo di frutta e verdura, sembra essere la Spagna, in testa per entrambe le categorie.  Forse un po’ inaspettatamente, al secondo posto si piazza la Polonia, mentre l’Italia si trova in terza posizione per la verdura e al quinto per consumo di frutta, più giù di Austria e Slovenia.
Ma veniamo agli alcolici, i più avvezzi sono gli abitanti della Repubblica Ceca, con valori superiori ai 430,00 ml giornalieri, seguiti da irlandesi (372,05 ml), inglesi (313,8 ml) e danesi (299,72 ml). I Paesi più “sobri” invece sono Ungheria, Lituania e Slovenia, rispettivamente con consumi di 70 ml, 69 ml e 55 ml.
L’app ci informa anche sulle cifre che spendiamo in cibi e bevande. Da noi il prezzo medio per un cappuccino è di 1,50 euro, a Cipro, in Svezia, Finlandia, Inghilterra e Grecia pagano di più, 3,50 euro. Non quanto in Danimarca, dove si arriva anche a 4,50 euro. E anche i ristoranti danesi non scherzano: una cena per due costa mediamente 71,5 euro. Non possiamo lamentarci troppo noi italiani  che arriviamo a pagare in coppia 56,50 euro. A  meno che non confrontiamo il nostro menù con quello polacco, dove una cena per due non supera i 20 euro. Per approfondire e navigare gratuitamente l’app: http://howeuropeanareyou.eu/it/.

 

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