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La giusta marcia per la digital transformation

Siamo nell’era dei big data, delle blockchain, delle monete virtuali e della digital transformation e anche le imprese italiane stanno riorganizzando le proprie forze per far fronte alla crescente domanda di innovazione.

Superata la crisi, l’Italia ha scoperto di essere tuttora il settimo paese industriale, con una quota stabile al 2,3% del valore aggiunto mondiale e il secondo paese in Europa dopo la Germania.

Tuttavia navigare in una corrente sempre più forte che va verso il futuro e la trasformazione radicale dell’industria manifatturiera così come dei consumi e delle esigenze dei consumatori, è sempre più difficile e richiede energie e ampiezza di vedute non indifferenti.

Il CsC nel suo rapporto sugli scenari industriali, mostra come l’introduzione di innovazioni di processo e di prodotto tra i 2010 e il 2012 è associata ad una più importante crescita economica nei tre anni successivi, dimostrata sia in termini di fatturato (+25,7% rispetto alle imprese non innovatrici), sia alla produttività del lavoro (+16,9%) sia di addetti (+8,7%).

L’innovazione, dunque, è una strada che una consistente parte delle aziende italiane sta intraprendendo in modo soddisfacente, ma è ancora molto lunga.

La strada ancora lunga verso la digital transformation

Secondo la nuova survey degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, sui 245 intervistati, solo il 14% ha indicato lo “scouting, assessment e sviluppo di competenze imprenditoriali e creative” come azioni fondamentali per la gestione dell’Innovazione Digitale. Questo dimostra che l’innovazione viene vista in Italia come qualcosa di meno dinamico e creativo di quanto non sia nella realtà. Spesso si bada più a riorganizzare le vecchie strutture aziendali che a creare nuove dinamiche e favorire l’imprenditorialità interna.

Le imprese italiane, dunque, faticano a trovare la giusta marcia per procedere sulla strada dell’innovazione sganciandosi da certe vecchie dinamiche.

«Tutti i grandi temi dell’innovazione digitale sono finalmente entrati nella sensibilità della classe dirigente e fortunatamente non sono più interesse esclusivo dei manager dell’IT. L’industria 4.0 ha favorito questo passaggio, ma non dobbiamo accontentarci. Abbiamo bisogno di molto altro: una profonda digitalizzazione della PA, una maggiore consapevolezza tecnologica nella cultura imprenditoriale, una reale diffusione delle nuove competenze e un’etica dell’innovazione. Ed è anche giunta l’ora di distinguere gli innovatori concreti da quelli fatti solo di slogan», questo è quanto afferma Enrico Cereda, amministratore delegato di IBM Italia intervistato da Repubblica nel commentare lo stato delle digital innovation nel nostro paese nel 2017.

Per fare innovazione e restare al passo delle digital transformation bisogna mettersi in gioco e pensare a nuovi modi di risolvere problemi e soddisfare bisogni e, nel fare questo, le imprese italiane devono ristrutturare profondamente la propria organizzazione interna e avere la lungimiranza di rivolgersi a risorse esterne come, ad esempio, le startup.

 

 

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