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Dove avviare una startup? La classifica dei 20 posti migliori al mondo

Ogni anno la Startup Genome – organizzazione fondata nel 2010 e che si occupa di ricerca e analisi dei dati per supportare gli ecosistemi locali – realizza il Global Startup Ecosystem Report, ovvero un rapporto che permette di ottenere una fotografia dettagliata degli ecosistemi principali per le startup, diffusi in tutto il mondo. Nell’edizione del 2017, è possibile ritrovare la classifica dei 20 luoghi nei quali avviare una startup si rivela di sicuro successo, realizzata a partire da una serie di fattori che potessero fornire un quadro più che esaustivo della situazione.

Anzitutto, uno dei fattori chiave presi in esame è stata la possibilità, per le startup, di raggiungere i mercati di tutto il globo, di essere connessi con altri imprenditori, nonché il poter accedere alle innovazioni ed ai talenti. Da questo, è nata una vera e propria mappa con i flussi, in cui i nodi principali si sono individuati nella Silicon Valley e, in generale, per la maggior parte nell’America del Nord. Ma anche in Asia (Pechino, Singapore), Medio Oriente (Tel Aviv), Africa (Johannesburg) e America Centrale (Mexico City).

Gli altri parametri considerati per la ricerca hanno riguardato gli investimenti, le valutazioni, la dimensione delle aree metropolitane e la loro ricchezza in termini di PiL. Insieme anche alle caratteristiche degli imprenditori, distinguendo – ad esempio – quanti sono donne e quanti sono immigrati.

Dal complesso dei dati acquisiti grazie a questi parametri, Startup Genome ha creato la classifica dei primi 20 ecosistemi per startup attivi, oggi, nel mondo e nei quali avviare una startup risulta essere più che profittevole.
Si tratta, nell’ordine, di: Silicon Valley, New York, Londra, Pechino, Boston, Tel Aviv, Berlino, Shanghai, Los Angeles, Seattle, Parigi, Singapore, Austin, Stoccolma, Vancouver, Toronto, Sydney, Chicago, Amsterdam, Bangalore.

Tra tutte, spiccano in particolar modo le cinesi Pechino e Shanghai, che non erano presenti nel report dello scorso anno e che confermano la Cina come Paese sempre più all’avanguardia nella creazione di realtà imprenditoriali tecnologiche.

Per ciascuno dei 20 ecosistemi è stata sviluppata una scheda ricca di particolari, completata dai commenti e dalle osservazioni di alcuni dei protagonisti diretti dei diversi ecosistemi locali.

Avviare una startup in Italia: a che punto siamo?

Se nel Global Startup Ecosystem Report non si può fare a meno di trovare tutte le grandi economie europee (Gran Bretagna, Francia, Germania e poi Spagna e Portogallo, Estonia, la Finlandia, la Russia e Malta), ancora si fatica a trovarvi l’Italia.
Nessuna città del Bel Paese è elencata nel report, né come hub per le startup e nemmeno come luogo di connessione tra gli ecosistemi. L’Italia non compare nemmeno tra i runner up, ovvero quegli ecosistemi che stanno accelerando in maniera molto decisa e che presumibilmente già il prossimo anno si troveranno tra i migliori.

Una spiegazione di questo risultato ancora poco lusinghiero, per il nostro Paese, la offre Brad Field – uno dei massimi esperti mondiali di startup ed investitore – secondo il quale ci vogliono circa 20 anni per costruire un ecosistema startup dinamico e fervido.

L’Italia ha una storia ancora troppo recente, se si parla di supporto all’ecosistema startup: basti pensare che il “decreto startup” (chiamato “Decreto Crescita 2.0”), con il quale si è cominciato a ragionare di una cultura più diffusa e di azioni più sinergiche volte alla crescita di un ecosistema, risale appena al 2012.

La strada, quindi, è ancora piuttosto lunga. Tuttavia i presupposti per conquistare un posto d’onore nel panorama globale ci sono tutti.

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