AuthorLuisa Casanova

Home/Articles Posted by Luisa Casanova
[addtoany]

Smart city: spunti e iniziative in Italia

L’innovazione e la digitalizzazione di tutto ciò che ci circonda, portano con sé grandi cambiamenti nella nostra vita quotidiana, a partire dalle città in cui viviamo.

Da qui si origina il concetto di smart city, una città intelligente e iper-connessa in cui internet corre veloce sulla banda ultra larga, i servizi sono erogati in maniera efficiente e veloce, le reti di acqua, gas ed energia sono ottimizzate al meglio e i cittadini si sentono al sicuro e dotati di ogni comfort.

In questa direzione si stanno muovendo diversi player appartenenti ad altrettanti settori che, ognuno per la sua parte, mirano a rendere più digitali e, soprattutto, più vivibili, le nostre città.

Cisco e il progetto per la digitalizzazione

La multinazionale americana dell’informatica sta lavorando in Italia insieme a telco, società di energia e gas, e in modo congiunto con le amministrazioni locali, per migliorare la digitalizzazione delle infrastrutture e dei servizi nelle nostre città.

Fabio Florio, Business Development Manager Smart City e Country Digitization Acceleration Leader di Cisco Italia, è stato intervistato da EconomyUp e ha parlato delle aspettative dei cittadini, sempre più esigenti per quanto riguarda servizi e connessioni, e delle difficoltà di realizzare un tale modello di città nel nostro Paese.

Noi di Cisco Italia – ha dichiarato Florio – abbiamo stretto accordi con regioni e città italiane: vogliamo ‘fecondare’ il territorio con soluzioni ed esperienze che possano funzionare”.

EIT Digital, la smart city secondo l’Europa

EIT Digital è l’organizzazione europea che ha l’obiettivo di sostenere l’innovazione attraverso un network di centri di ricerca.

La sede italiana, situata a Trento e diretta da Gian Mario Maggio, è stata promotrice dell’Italian Innovation Day, evento durante il quale si è discusso molto di innovazione e digitalizzazione e si sono premiati i finalisti del concorso Digital Cities. A questa competizione hanno partecipato 136 startup provenienti da ben 20 Paesi che hanno proposto soluzioni diverse ma tutte dedicate al tema smart cities.

A vincere è stata la tedesca Cleverciti che ha realizzazato un sistema per il monitoraggio dei parcheggi a pagamento e si è così aggiudicata un premio del valore di ben 100mila euro.

Insomma sono diverse le forze che si stanno muovendo e si stanno mettendo in campo per realizzare le città del futuro, più smart, più tecnologiche ma soprattutto più a misura d’uomo, in cui i servizi mirino

Continua a leggere
[addtoany]

La Toscana vince il bando europeo per i rifiuti elettrici

La crescita della digital economy porta con sé anche un aumento dei rifiuti elettronici, apparecchi, materiali e sostanze che prima non esistevano o comunque non erano presenti nelle nostre case in così grandi quantità, ora si accumulano come cose da buttare e da smaltire.

La situazione italiana

Secondo il “Rapporto Annunale 2016 sul sistema di ritiro e trattamento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche in Italia” presentato dal Centro di Coordinamento RAEE, nel corso del 2016 c’è stato un aumento complessivo della raccolta RAEE gestita dai Sistemi Collettivi che sfiora il 14% mentre il volume di raccolta complessivo è stato pari a 283.075.012 kg, con un incremento di oltre 33 milioni di chilogrammi raccolti rispetto all’anno precedente e un dato medio pro capite pari a 4,7 kg per abitante.

Anche il numero di centri di raccolta che sono a disposizione dei cittadini italiani è aumentato del 5,15%

Un quadro positivo” dunque, secondo le parole di Giancarlo Dezio, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE che, però, precisa che “restano ancora ampi i margini di miglioramento per arrivare agli obiettivi europei. L’obiettivo è quello di assicurare che il trattamento di questi rifiuti possa dare benefici concreti all’ambiente”.

La Toscana e i rifiuti elettrici

In Toscana meno di un’impresa su due smaltisce correttamente le vecchie apparecchiature informatiche ed elettriche, stando a quanto reso noto dal sito della Camera di Commercio di Firenze.

A quanto pare, però, è giunta l’ora di ribaltare questa situazione ed è per questo che proprio Firenze, insieme a Siviglia, si è aggiudicata il Life Weee (Waste Electrical and Electronica Equipment), bando europeo che punta a sensibilizzare imprese e cittadini sul tema della raccolta dei rifiuti elettronici.

La cifra assegnata dal bando è pari a 1,8 milioni di euro. Il progetto coinvolge ANCI Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana, Università degli studi di Firenze, Ecocerved e Camera di Commercio di Sivliglia, l’altra città europea che si è aggiudicata il bando.

I rifiuti elettronici sono potenzialmente molto inquinanti, ma contengono al proprio interno anche sostanze e materie prime riciclabili e riutilizzabili per nuovi scopi, per questo è importante raccogliere e smaltire i RAEE nel modo più sicuro e corretto possibile.

Leonardo Bassilischi, presidente della Camera di Commercio di Firenze, si è detto molto soddisfatto della “vittoria di Firenze di un bando europeo di questa entità” e ha proseguito spiegando che “il progetto rientra in un percorso di sensibilizzazione verso un nuovo modello di produzione che mira a sostituire il rifiuto con il riciclo.”

Continua a leggere
[addtoany]

Oval Money e Satispay si impegnano per lo sviluppo

Le startup fintech vanno alla grande: nuovi metodi di pagamento, più sicuri sistemi di risparmio, soluzioni pratiche e di valore per chi ha un occhio attento al proprio portafogli.

Una delle startup del settore più in vista del momento è sicuramente Satispay, una app gratuita che, installata su iOS, Android o Windows Phone, permette di pagare comodamente tramite il proprio smartphone senza costi aggiuntivi.

Ebbene, proprio Satispay ha risposto alla chiamata alla solidarietà di Oval Money, altra startup fintech, che grazie ad un’app aiuta a tenere il controllo delle spese, risparmiare e accumulare denaro.

Il progetto a favore di Action Aid

Proprio grazie a Oval Money e Action Aid i clienti delle due giovanissime realtà dall’11 al 31 dicembre potranno fare una donazione ad Action Aid per contribuire al progetto “Una scuola per tutti” per la costruzione, l’ampliamento e la messa in sicurezza delle scuole in diversi villaggi del Myanmar.

Per spingere i suoi utenti a fare una buona azione proprio nel periodo natalizio, Oval Money li inviterà a destinare almeno una settimana di importi accumulati nel salvadanaio digitale mentre Satispay consentirà di fare donazioni online in modo facile e sicuro alle oltre 220mila persone che utilizzano abitualmente l’app.

Sofia Maroudia, Chief of operation di Action Aid Italia si è detta “molto contenta che Oval Money e Satispay abbiano deciso di dare il loro importante contributo in questa grande sfida” affermando che “per ActionAid garantire il diritto all’istruzione in tutto il mondo è fondamentale perché le scuole sono i luoghi in cui crescono e si formano i cittadini di domani”.

E anche le due startup sono felici di esserci impegnate in questa impresa che le vede al fianco di una buona causa: “i nostri clienti da tempo ci hanno chiesto una soluzione che gli permettesse in modo semplice di devolvere un po’ dei loro risparmi accumulati nel salvadanaio digitale a dei progetti sociali – ha dichiarato in un’intervista Benedetta Arese Lucini, Co-founder di Oval money che ha anche espresso la volontà di proseguire su questa strada: “questo per noi è solo l’inizio di un sistema che permetterà agli utenti di avere una scelta quanto più vasta possibile di come investire e devolvere i propri risparmi con un semplice click”.

Satispay, la digitalizzazione del denaro al servizio del no profit

Alberto Dalmasso, CEO e Founder di Satispay, invece, afferma che “sin dall’inizio Satispay ha voluto mettere i vantaggi che è riuscita a creare al servizio del no profit avendo ben chiari i benefici che la digitalizzazione del denaro avrebbe potuto generare anche nel terzo settore”.

Dunque le startup fintech sono pronte a rivoluzionare il nostro rapporto col denaro non solo per quanto riguarda risparmi e pagamenti, ma anche nell’ambito delle donazioni a favore di progetti di sviluppo e inclusione sociale.

Continua a leggere
[addtoany]

La giusta marcia per la digital transformation

Siamo nell’era dei big data, delle blockchain, delle monete virtuali e della digital transformation e anche le imprese italiane stanno riorganizzando le proprie forze per far fronte alla crescente domanda di innovazione.

Superata la crisi, l’Italia ha scoperto di essere tuttora il settimo paese industriale, con una quota stabile al 2,3% del valore aggiunto mondiale e il secondo paese in Europa dopo la Germania.

Tuttavia navigare in una corrente sempre più forte che va verso il futuro e la trasformazione radicale dell’industria manifatturiera così come dei consumi e delle esigenze dei consumatori, è sempre più difficile e richiede energie e ampiezza di vedute non indifferenti.

Il CsC nel suo rapporto sugli scenari industriali, mostra come l’introduzione di innovazioni di processo e di prodotto tra i 2010 e il 2012 è associata ad una più importante crescita economica nei tre anni successivi, dimostrata sia in termini di fatturato (+25,7% rispetto alle imprese non innovatrici), sia alla produttività del lavoro (+16,9%) sia di addetti (+8,7%).

L’innovazione, dunque, è una strada che una consistente parte delle aziende italiane sta intraprendendo in modo soddisfacente, ma è ancora molto lunga.

La strada ancora lunga verso la digital transformation

Secondo la nuova survey degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, sui 245 intervistati, solo il 14% ha indicato lo “scouting, assessment e sviluppo di competenze imprenditoriali e creative” come azioni fondamentali per la gestione dell’Innovazione Digitale. Questo dimostra che l’innovazione viene vista in Italia come qualcosa di meno dinamico e creativo di quanto non sia nella realtà. Spesso si bada più a riorganizzare le vecchie strutture aziendali che a creare nuove dinamiche e favorire l’imprenditorialità interna.

Le imprese italiane, dunque, faticano a trovare la giusta marcia per procedere sulla strada dell’innovazione sganciandosi da certe vecchie dinamiche.

«Tutti i grandi temi dell’innovazione digitale sono finalmente entrati nella sensibilità della classe dirigente e fortunatamente non sono più interesse esclusivo dei manager dell’IT. L’industria 4.0 ha favorito questo passaggio, ma non dobbiamo accontentarci. Abbiamo bisogno di molto altro: una profonda digitalizzazione della PA, una maggiore consapevolezza tecnologica nella cultura imprenditoriale, una reale diffusione delle nuove competenze e un’etica dell’innovazione. Ed è anche giunta l’ora di distinguere gli innovatori concreti da quelli fatti solo di slogan», questo è quanto afferma Enrico Cereda, amministratore delegato di IBM Italia intervistato da Repubblica nel commentare lo stato delle digital innovation nel nostro paese nel 2017.

Per fare innovazione e restare al passo delle digital transformation bisogna mettersi in gioco e pensare a nuovi modi di risolvere problemi e soddisfare bisogni e, nel fare questo, le imprese italiane devono ristrutturare profondamente la propria organizzazione interna e avere la lungimiranza di rivolgersi a risorse esterne come, ad esempio, le startup.

 

 

Continua a leggere
[addtoany]

Innovazione e imprese italiane

Le imprese italiane guardano con sempre maggiore interesse all’innovazione, ritenuta ormai punto cardine di qualsiasi strategia o piano di crescita e sviluppo.
A dimostrare questo crescente impegno c’è l’aumento stimato tra l’1,8% e l’1,9% del budget che il 36% delle aziende italiane dedicheranno all’ICT nel 2018, con particolare interesse per Big Data Analytics, Dematerializzazione e sistemi ERP.

Questi dati sono stati rilevati dalla ricerca degli Osservatori Digital Transformation Academy e Startup Intelligence del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno dal titolo “Corporate Entrepreneurship e Open Innovation: innovare con un occhio alle startup!”.
Sono stati intervistati più di 270 tra Chief Innovation Officer e Chief information Officer italiani per fotografare lo stato dell’innovazione nel nostro Paese.

Come la digital transformation influisce sull’innovazione

Con lo sviluppo delle tecnologie digitali, si sta trasformando anche il modo in cui le imprese adottano e costruiscono modelli di collaborazione più nuovi e agili. Sfruttano soprattutto l’Open Innovation e la partnership con realtà fino ad ora poco utilizzate, come, ad esempio, le startup: il 38% delle aziende italiane collabora già con le startup mentre il 28% delle aziende ha avviato processi sistematici di open innovation.

“I trend di crescita nell’innovazione digitale accelerano per il 2018 anche in Italia” commenta Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Digital Transformation Academy che aggiunge: “Gestire efficacemente l’innovazione digitale significa ripensare l’organizzazione nel suo complesso, dalle strutture ai processi fino ai meccanismi di coordinamento.”

E proprio la gestione dell’innovazione digitale risulta essere ancora un processo faticoso per la maggior parte delle imprese italiane soprattutto per cause interne alla loro organizzazione.
Il 39% delle aziende riscontra difficoltà soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di strutture, ruoli e meccanismi di coordinamento per la gestione dei processi di innovazione digitale che coinvolgono le diverse direzioni aziendali.
Per il 33% dei casi la principale necessità è quella di reperire, valutare e sviluppare le competenze digitali mentre per il 29% delle aziende lo scoglio principale è il coinvolgimento dei dipendenti nei processi di innovazione.

Nella maggior parte delle imprese, comunque, sta crescendo la consapevolezza della necessità di strutturarsi con gerarchie, team e competenze diverse rispetto al passato per rispondere in maniera efficace e competitiva alle sfide di un mercato in sempre più veloce evoluzione.

Le startup

In questo fermento, le startup giocano un ruolo importante, rappresentando spesso la chiave per l’innovazione anche per le aziende già strutturate.

Infatti il 38% delle imprese italiane ha già collaborazione attive con le startup, di cui il 7% sono consolidate da più di tre anni e si stima che tali collaborazioni siano cresciute dell’8% rispetto allo scorso anno.

Le startup collaborano che le aziende secondo diverse modalità: per il 54% dei casi sono solo fornitori, ma già il 37% delle imprese ha all’attivo partnership di valore più consistente con le giovani aziende innovatrici.

Le startup, dunque, rappresentano una sorta di miniera dell’innovazione a cui attingere per avere un ricco bacino di idee, strumenti e competenze.

Continua a leggere
[addtoany]

I vincitori del Digital X Factory

Digital X Factory”, la call for innovation lanciata da Ansaldo Energia in collaborazione con Digital Magics EnergyTech, si è conclusa venerdì 1 dicembre, a Genova, e ha premiato il pitch di Smart Track, startup che ha presentato un’innovativa proposta in ambito smart safety.

La call, lanciata lo scorso novembre, era rivolta sia alle startup che alle PMI innovative italiane che fossero in grado di progettare e realizzare soluzioni tecnologiche molto avanzate che si applichino ai processi produttivi in modo da renderli più efficienti sotto diversi punti di vista.

Ansaldo Energia ha lanciato la competizione per individuare team e progetti che la accompagnino e la supportino nella realizzazione del Lightouse Plant, uno sistema di impianti produttivi da realizzare ex novo oppure rivisitando profondamente i sistemi già esistenti in linea con il piano nazionale dedicato a Industria 4.0 per cui sono previsti 70 milioni di investimenti privati e 170milioni di investimenti pubblici.

I vincitori del Digital X Factory

Tra le 160 aziende e le 90 proposte progettuali pervenute per la Call for Innovation attraverso il sito http://DigitalXFactory.ansaldoenergia.com son state selezionate 11 aziende tra cui cinque startup Gipstech, Headapp, Orchestra, Sentetic e SmartTrack e le sei PMI innovative Abodata, Alleantia, Camelot, Evolvea, Moxoff e Tecnosistemi.

Le aziende e le startup partecipanti sono state esaminate dalla giuria di “Digital X Factory” costituita dagli esperti dell’Industria 4.0 di Ansaldo Energia, Università di Genova, Politecnico di Milano e Istituto di tecnologie industriali e automazione del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il team di esperti ha nominato vincitrice del pitch delle startup Smart Track, startup spinoff dell’Università di Genova, che progetta, sviluppa e realizza sistemi per la safety e security dei lavoratori durante le emergenze in ambienti complessi.

Al secondo posto si è posizionata Sentetic, che ha sviluppato un progetto di software cloud-based di machine learning che analizzano i dati di funzionamento degli dispositivi industriali, riuscendo a identificarne eventuali anomalie di funzionamento e stimare la probabilità di futuri guasti, riducendo i costi della maintenance aziendale.

Le due startup vincitrici potranno lavorare alla creazione del Lighthouse Plant di Ansaldo Energia, progetto selezionato dal Cluster Fabbrica Intelligente per conto del Ministero dello Sviluppo Economico come uno dei primi quattro “Lighthouse Plant”, completamente basato su tecnologie digitali nell’ambito del programma Impresa 4.0, che godrà del finanziamento dello stesso MISE e della Regione Liguria.

Ancora una volta startup e PMI innovative partecipano attivamente all’innovazione dei processi produttivi apportando significativi miglioramenti in ottica di ottimizzazione e efficientamento.

Continua a leggere
[addtoany]

Giovani e innovazione: la formazione è insufficiente

L’innovazione evolve in modo vorticoso: le nuove tecnologie, i mezzi di comunicazione, la digitalizzazione ci portano a vivere tempi di cambiamenti frenetici a cui certe istituzioni del “vecchio mondo” fanno fatica ad adeguarsi.
In prima fila, tra queste, purtroppo c’è l’Università.

Secondo il sondaggio condotto dal team di Innovation Camp e promosso da Samsung Electronics Italia, in collaborazione con Randstad e Università Cattolica di Milano, il 46% dei ragazzi italiani è pronto ad affermare che la propria formazione universitaria non è adeguata per proiettarli in modo corretto e costruttivo in una carriera professionale in un mondo sempre più digitalizzato.

Rispetto, appunto, al mondo digitale, il 48% dei giovani tra i 18 e i 30 anni del Belpaese considera sufficiente la preparazione ricevuta tra i banchi degli atenei mentro solo il 6% dimostra di essere veramente entusiasta dei livelli di innovazione integrati nelle università italiane.

Secondo i ragazzi coinvolti nel sondaggio, le aziende valutano con molta attenzione le competenze digitali acquisite nel corso degli studi universitari e queste, spesso, non sono sufficienti.

Un vero peccato perché, stando a quanto affermano il 72,5% dei giovani intervistati, le competenze digitali sono fondamentali per una buona riuscita nei colloqui di lavoro.

Sapersi muovere tra gli strumenti e le tecnologie digitali è fondamentale, i ragazzi lo hanno ben compreso e, infatti, solo il 4% di loro considera tali skill ininfluenti dal punto di vista della valutazione dei profili.

Dunque, senza le giuste competenze, sempre più difficili da acquisire frequentando le università, i giovani fanno molta fatica a inserirsi e trovare il proprio posto nel mercato del lavoro.

Le misure a sostegno di giovani e innovazione

“Con la prossima legge di Bilancio, il Governo rafforzerà gli investimenti in innovazione e occupazione giovanile” ha affermato Angelo Rughetti, sottosegretario alla Pubblica Amministrazione.

Ed è proprio la Pubblica Amministrazione il settore nel quale è necessario avere una maggiore preparazione per quanto riguarda l’innovazione: così la pensa il 43% dei giovani intervistati nel sondaggio. Il 22,5%, invece, pensa che il settore in cui si necessita di maggior preparazione sulle nuove tecnologie sia il terziario e la stessa percentuale individua il manifatturiero come il comparto in cui si richiedono maggiori competenze nel campo della digital innovation, subito a seguire il settore primario con il 22%.

Continua a leggere
[addtoany]

Tre parole chiave del growth hacker

Si sente sempre più parlare di growth hacking, ma cos’è esattamente questa tecnica che promette di far crescere le startup grazie al marketing e far fiorire il loro business?

Iniziamo dal principio: nel 2010 Sean Ellis, fondatore della community growthhackers.com, ha coniato per primo il termine growth hacking per definire l’insieme di tecniche e strategie di web marketing che mirano all’acquisizione degli utenti per trasformarli in clienti e far crescere il business di un’impresa.

Le tecniche di growth hacking sfruttano tutte le potenzialità offerte dalla rete in termini di individuazione del target e delle abitudini di comportamento degli utenti, di analisi dei dati e di ottimizzazione delle azioni di marketing online.

Proprio per la rapida crescita in termini di utenti che di solito ottengono, tali tecniche sono particolarmente adatte alle startup, ma ovviamente funzionano molto bene per tutte le imprese.

I growth hackers, dunque, sono professionisti il cui unico obiettivo è la crescita dei business, ovviamente non hanno un’unica competenza o specializzazione, ma conoscono molto bene il marketing online e sanno muoversi con agio tra le diverse tecniche e strumenti.

Anche la creatività e il pensiero laterale, però, sono importanti per poter sviluppare strategie innovative che riescano a raggiungere il successo prima dei competitors.

Le tre parole del growth hacking

Chi fa growth hacking deve tenere a mente questi tre concetti chiave che lo guidano nel suo operato.

Osservazione: osservare le persone, capire come si comportano online – ma anche offline – è fondamentale per un growth hacker.
Comprendere cosa vogliono gli utenti, cosa cercano e come lo cercano, è la prima mossa da fare per costruire una mappa che porti dal primo click online all’acquisto o all’azione che conclude il funnel.

Il funnel è un’altra parole chiave. Cos’è il funnel? Si tratta niente di più che della traduzione del termine “imbuto” e indica un processo di comunicazione che parte dalla prima volta che una persona sente nominare o vede un brand e i suoi prodotti, passa per l’acquisizione del contatto di questa persona, un contatto qualificato dal momento che si suppone che sia interessata a ricevere ulteriori informazioni da parte del marchio stesso, fino alla conversione, cioè all’acquisto.

La terza parole è formazione: fare growth hacking significa lavorare in un contesto che cambia continuamente, un mondo in cui non si finisce mai di imparare, in cui nuove tecniche e nuovi strumenti vengono sviluppati ogni giorno, per questo è importante tenersi aggiornati continuamente attraverso webinar, forum, gruppi social, blog, siti e tutte le altre risorse disponibili online.

Continua a leggere
[addtoany]

Ecco le startup vincitrici del Premio Marzotto

L’Associazione Progetto Marzotto è nata nel 2010, dalla volontà di Giannino Marzotto come associazione senza scopo di lucro al fine di onorare la memoria del padre, il Conte Gaetano Marzotto, imprenditore di riferimento del Novecento che ha saputo fondere impresa, società, cultura e territorio.
In sette anni il Premio ha assegnato 2,2 miliardi di euro ai vincitori, eletti dopo aver esaminato un totale di 4502 progetti arrivati complessivamente in tutte le edizioni.
Anche quest’anno il Premio Marzotto ha attirato il meglio dell’innovazione italiana, in particolare le proposte di startup pervenute sono state circa 500, operative nei settori più disparati, dalla moda alla tecnologia aerospaziale.

I vincitori del Premio Marzotto


Le 12 startup premiate si sono divise un montepremi complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro.
Ve ne presentiamo alcune.
Partiamo da 3Bee Hive – Tech, vincitrice nel settore open innovation Corporate Fast Track, che ha inventato un dispositivo elettronico che permette di monitorare a distanza gli alveari di Apis mellifera, controllando lo stato di salute delle api e consentendo un intervento tempestivo in caso di anomalie.
Grazie a questo sistema si riduce il carico di lavoro degli apicoltori che, inoltre, vedranno aumentata la produttività del proprio apiario.
Nel frattempo 3Bee-Hive potrà raccogliere molti dati utili da trasmettere ai diversi enti e centri di ricerca per trovare cure e rimedi alla progressiva diminuzione del numero delle api nei nostri ecosistemi.
“Il monitoraggio degli alveari significa tanto, singifica aiutare le api a sopravvivere” ha dichiarato Riccardo Balzaretti, co-founder di 3Bee.

D-EYE, startup padovana attiva nel campo medico, è stata premiata per aver inventato dei dispositivi medicali, appunto, che possono essere comodamente applicati allo smartphone e riescono a fare uno screening della retina permettendo di individuarne eventuali patologie.
Questi dispositivi potrebbero rivoluzionare lo screening, rendendo gli esami più accurati e rendendo i costi più contenuti.

Per quanto riguarda l’Amazon Launchpad Award, la startup vincitrice è stata DazePlug, un sistema di ricarica autonomo per veicoli elettrici inventato da un team di ragazzi bergamaschi che rende l’intera operazione di ricarica automatica, senza bisogno dell’intervento manuale, aumentandone così la sicurezza, oltre che la comodità.

Continua a leggere
[addtoany]

Giornata contro la violenza sulle donne: ecco due app utili

Si celebra domani, 25 novembre, la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, ricorrenza che ci aiuta a ricordare quanto questo tema sia attuale e pressante per la nostra società.

L’Italia è profondamente interessata da questa problematica. I dati parlano chiaro: sono più di cento le donne che ogni anno, nel nostro Paese, vengono uccise da uomini che, spesso, rientrano nella loro cerchia di conoscenze più ristrette o addirittura sono loro partner o loro familiari.

Agli omicidi si aggiungono le violenze quotidiane in casa, le molestie sul lavoro o le situazioni in cui ancora una volta proprio le donne diventano vittime di comportamenti aggressivi e pericolosi da parte degli uomini.

L’Istat ha rilevato che sono quasi 7 milioni le donne che in Italia hanno subito almeno una forma di abuso nel corso della loro vita.

Nel 2016 le donne uccise da uomini che hanno avuto un qualche legame affettivo con loro sono state 120. Anche nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Perché il 25 novembre

La Giornata contro la Violenza sulle Donne è stata istituita nella data del 25 novembre dall’ONU con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre del 1999 a ricordo di un brutale assassinio avvenuto nel 1960 in Repubblica Domenicana quando le tre sorelle Mirabal, considerate oppositrici del regime di Trujillo, furono torturate, massacrate e strangolate e, infine, gettate in un burrone.

Le app che vanno in aiuto delle donne

Come spesso accade la tecnologia viene in aiuto in questioni pratiche quanto problematiche. Ed ecco, quindi, che anche per il pericolo di violenza ci sono delle app che vanno in aiuto delle donne in caso di minaccia.

Tra le diverse applicazioni disponibili, eccone due davvero efficaci:

1. Independent Woman
Si tratta di una app gratuita, per iOS e Android, che ha lo scopo di proteggere chi la installa da eventuali pericoli di aggressioni in strada o in casa, tra le mura domestiche, laddove si consumano molte delle violenze che le donne subiscono da partner o familiari.

Independent Woman ha diverse funzionalità: innanzitutto c’è la possibilità di impostare una finta chiamata che arriva direttamente sul cellulare in caso di pericolo allo scopo di scoraggiare eventuali malintenzionati, la app è in grado poi di inviare ai propri contatti un sms o un’email con un avviso di allarme e la propria posizione gps, la funzione più interessante, però, è quella di “pericolo immediato” che permette di far partire in automatico una registrazione audo o video, a schermo oscurato, di ciò che sta accadendo. Anche nel caso in cui l’aggressore si impossessi dello smartphone questa app fornirà valide prove da esibire in ambito legale per il riconoscimento dell’aggressore stesso.

2. SecurWoman 2.0
È una app a pagamento, anche questa disponibile per iOS e Android.
Prevede la geolocalizzazioni e la possibilità di attivare segnali di pericolo. Con la funzione “outdoor” basta tirare il cavetto delle cuffie per ricevere soccorso immediato, la centrale operativa è attiva 24 ore su 24 7 giorni su 7 e ha una linea diretta con le forze dell’ordine.

A fronte di un canone mensile di 2,99euro, inoltre, l’applicazione mette a disposizione l’assicurazione, l’assistenza medica e anche il servizio di ripristino della serratura e sostituzione delle chiavi.

Anche la tecnologia serve a mettersi al riparo dalla violenza.

Continua a leggere