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Settore caseario: come il digitale aiuta a risparmiare

Cosa succede quando il settore caseario si unisce all’innovazione digitale? Ce lo svela uno studio dell’Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e dell’università di Brescia (Laboratorio RISE). I benefici derivanti dal digitale possono essere molti e possono portare un risparmio di 100 milioni di euro l’anno al settore caseario e lattiero italiano. Ma non è solo una questione di risparmio; le soluzioni digitali aiuterebbero anche a migliorare la qualità dei prodotti, a rispettare le norme, a innalzare la sicurezza alimentare e la sostenibilità di tutta la filiera.

Il monitoraggio dell’alimentazione nel settore caseario

Dalla ricetta veterinaria elettronica  ai sensori smart per geolocalizzare la distribuzione dei prodotti al monitoraggio dell’alimentazione: le soluzioni innovative per il settore lattiero-caseario sono variegate. Per quanto riguarda il monitoraggio dell’alimentazione delle mucche, l’uso di un’apposita piattaforma web permetterebbe di risparmiare circa 64mila euro all’anno per un unico caseificio, grazie alla condivisione di informazioni in tempo reale con gli allevatori e i fornitori di mangimi.

“Per capire i benefici dell’innovazione digitale nel lattiero-caseario abbiamo lavorato con oltre quaranta attori del settore che ci hanno spinto ad approfondire tre ambiti particolarmente interessanti per l’impatto sistemico che possono avere le soluzioni digitali lungo tutta la filiera: la ricetta veterinaria elettronica, la registrazione delle specifiche alimentari degli animali e il tracciamento dei prodotti freschi”, afferma Damiano Frosi, direttore dell’Osservatorio Contract Logistics e ricercatore dell’Osservatorio Smart AgriFood.

settore caseario

Il tracciamento della distribuzione dei prodotti

Per quanto riguarda l’innovazione digitale nella distribuzione dei prodotti, si tratta di soluzioni quali i sensori di rilevazione della temperatura, la geolocalizzazione dei mezzi di distribuzione e il monitoraggio in tempo reale del tragitto e delle modalità di conservazione. In tutto ciò la ricerca dell’Osservatorio ha stimato un vantaggio notevole per il settore, intorno ai 7,5 milioni di euro che potrebbero arrivare anche a 10.

La ricetta veterinaria elettronica

Quest’altra soluzione innovativa è al momento in fase sperimentale, ma diventerà obbligatoria entro il primo semestre dell’anno prossimo. Il suo obiettivo è lo snellimento della prescrizione grazie all’eliminazione o alla riduzione del cartaceo, che comporta costi di archiviazione e spedizione, complicazioni burocratiche e spesso anche inefficienze. Lo studio in questo caso è stato applicato a un campione dell’ecosistema di allevamento della regione Lombardia (5.818 allevamenti di bovini da latte con una media di 190 capi l’uno) ed è stato rilevato che il risparmio potrebbe essere di 18,3 milioni di euro l’anno, distribuiti tra tutti gli attori della filiera.

settore caseario mucca

Oltre a questo, ne gioverebbe anche la valorizzazione dei prodotti in un’ottica di sostenibilità e trasparenza del sistema: anche solo implementando parzialmente la rete della ricetta elettronica per gli animali, si otterrebbe un beneficio di 11,6 milioni di euro l’anno.

“Nel contesto agroalimentare italiano, il settore lattiero-caseario è già fra i più avanzati dal punto di vista tecnologico – spiega Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio – le nostre analisi mostrano però che il comparto oggi potrebbe risparmiare molti milioni di euro l’anno introducendo a livello di filiera strumenti digitali innovativi, nella maggior parte dei casi semplici e con investimenti ragionevoli. I benefici potenziali diventano significativi per tutta la filiera: dagli allevatori ai fornitori di materie prime, dalle industrie della trasformazione agli enti di controllo, fino al consumatore finale”.

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Donne e digitale, nasce l’Associazione Coding Girls

Giovani donne verso il digitale, nasce l’associazione Coding Girls, la prima italiana che valorizza i talenti STEAM, ovvero Science, Technology, Engineering, Art and Mathematics e prova ad abbattere la differenza di genere nelle carriere digitali. L’associazione nazionale delle Coding Girls nasce dal basso, partendo dalle scuole, e punta sia a costruire una rete di eccellenze, sia a sostenere i talenti femminili nell’ICT.

La quarta edizione di Coding Girls

Dopo lo straordinario successo della terza edizione, il progetto Coding Girls – nato dalla collaborazione tra l’ambasciata USA in Italia, la Fondazione Mondo Digitale e Microsoft Italia – torna ancora più ambizioso. Innanzitutto è diventato ufficialmente un’associazione. In secondo luogo è particolarmente incentrato sulle scuole e sull’educazione digitale. Sono infatti più di 60 le studentesse talentuose che, dopo essersi allenate alla Summer School di Coding Girls, appassioneranno circa 4.000 coetanee più giovani al coding. Saranno loro a insegnare i trucchi e a svelare la passione che può nascere dietro allo schermo di un computer.

Dal 6 al 17 novembre, sotto la guida dell’americana Emily Thomforde, Code Educator and STEAM Specialist, saranno protagoniste di una staffetta formativa itinerante che coinvolgerà ragazze di 20 scuole di Milano, Roma, Napoli e Catania. Si sfideranno in quattro hackathon regionali e poi in allenamenti locali, diffusi e intensivi, per tutte quelle che vogliono diventare a loro volta tutor.

associazione coding girls tecnologia

“Con Coding girls vogliamo creare un movimento di giovani donne per la promozione della parità di genere”, afferma Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale. “In Italia le donne nelle professioni digitali sono ancora pochissime – dice Paola Andreozzi di Microsoft – ma il settore dell’Information Technology ha un disperato bisogno di profili femminili; la parità di genere nel mondo del lavoro è un arricchimento”.

I dati

Al di là degli obiettivi dell’associazione Coding Girls, i dati non sono rosei. Si tratta di un vuoto di genere non solo quantitativo ma anche qualitativo (solo il 15% ricopre posizioni manageriali) e difficile da colmare. In Italia siamo al 50° posto su 144 Paesi; solo una donna su tre lavora nell’informatica. I paesi emergenti sembrano recuperare più rapidamente rispetto alle economie più avanzate: in Estonia per esempio le donne nell’informatica sono tante quante gli uomini. In America invece il numero è diminuito drasticamente negli anni, tanto che dalla Casa Bianca hanno annunciato un impegno di 200 milioni di dollari all’anno per l’istruzione informatica in tutte le scuole.

associazione coding girls

“L’iniziativa Coding Girls cresce di anno in anno – ha dichiarato Paola Andreozzi – ed è un segnale incoraggiante, di grande cambiamento. Noi come Microsoft abbiamo iniziato a parlare di questi temi dal 2002-2003 e di quanto i percorsi STEM potevano costituire una svolta per le ragazze. Allora erano molti gli sguardi sorpresi, ma oggi va molto meglio, anche grazie al lavoro congiunto con le istituzioni. Tutto il sistema sta crescendo e sta accelerando».

Obiettivi ambiziosi dunque per l’associazione Coding Girls, ma allo stesso tempo una sfida appassionante per tantissime ragazze.

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GenerationS, ecco il bando russo per startup

Anche la Russia a caccia di imprese innovative. Si chiama GenerationS ed è il bando russo per startup lanciato dalla Federazione. Aperto anche a imprese straniere, ha l’obiettivo di trovare le migliori idee in campo tecnologico e inserirle in un un percorso di sviluppo intensivo e a più livelli.

Che cos’è GenerationS

GenerationS è un acceleratore d’impresa nato nel 2013 per conto di RVC (Russian Venture Company), il più grande fondo d’investimenti statali russo. E’ incentrato soprattutto sulle imprese tecnologiche e ogni anno, in collaborazione con alcune delle più grandi società russe, scova idee tecnologicamente innovative. Durante l’ultimo anno GenerationS è cresciuto, grazie a una rete di filiali regionali le quali forniscono il necessario supporto ai partecipanti e organizzano eventi informativi sull’universo startup.

Chi entrerà nel programma riceverà ore di formazione gratuita e di mentoring; si tratta per cui di un’opportunità concreta sia per trovare investitori che per dare vita a legami commerciali con esperti e player di mercato.

bando russo per startup

I settori del bando russo per startup

Sono 7 i campi in cui GenerationS è a caccia di idee:

  • Tech-Net: applicazioni per il miglioramento delle tecnologie già esistenti in ambito robotico, internet, nuovi materiali, digital design
  • Dual Technologies: idee per l’utilizzo in campo civile e militare
  • Agro e Med Tech: progetti che facciano crescere e diversificare le produzioni in campo agricolo, le nuove tecnologie in campo medico-diagnostico, cosmetico e nel riciclo di materiali
  • Mining&Metals: progetti rivolti all’industria mineraria e alla lavorazione delle materie prime
  • Power&Energy: soluzioni innovative per produzione, conservazione, distribuzione e risparmio energetico
  • FinTech: tecnologie destinate al settore dei servizi e dei prodotti finanziari, ai Big Data, agli acquisti online e alla Blockchain technology
  • Creative: idee per il mondo dell’intrattenimento, dei new media, della moda, del design, del gaming; della musica, delle smart city, del marketing e dell’editoria

Le candidature per rientrare nel programma si chiuderanno il prossimo 1 novembre. Durante la fase di accelerazione le startup avranno l’occasione di elaborare le proprie idee, testare il loro modello di business, e prepararsi all’ingresso nel mercato globale. A conclusione ci saranno anche delle giornate dimostrative, durante le quali ogni startup potrà far mostrare i propri risultati.

bando russo per startup innovazione

Il programma sarà intensivo e variegato e spazierà su più livelli. Esperti di diverse nazionalità terranno delle “lezioni”, ovvero momenti di training e masterclass, incentrati in particolar modo sul business e sullo sviluppo tecnologico. Inoltre, ci sarà la possibilità di visitare alcune aziende; i mentor e gli esperti saranno infatti specialisti dei vari settori oppure manager delle imprese partner.

Contatti

Per chi, anche dall’Italia, non volesse lasciarsi sfuggire l’occasione di prendere parte al bando russo per startup può rivolgersi a admin@generation-startup.ru  per ciò che riguarda la registrazione online e la candidatura e a info@generation-startup.ru per informazioni generali e organizzative.

 

 

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Digitalmeet, torna il festival italiano del digitale

Torna Digitalmeet, l’evento più importante d’Italia dedicato al digitale. Dopo l’edizione 2016 in Emilia Romagna, quest’anno si riparte dal nord, per poi toccare anche il centro e il sud.

L’evento

Fino al 24 ottobre ci saranno oltre 140 eventi a ingresso libero e 300 speaker da seguire. Il programma, realizzato da Fondazione Comunica e Talent Garden Padova, è molto variegato e abbraccia temi diversi. Lo slogan è: “Scopri, usa, crea, sogna”. L’invito è rivolto a imprese, istituzioni, cittadini, esperti e appassionati.

Tra gli appuntamenti da non perdere:

  • martedì 24 l’incontro con Federico Faggin, il fisico italiano che ha inventato il microprocessore e nel 2010 ha ricevuto la Medaglia d’oro all’Innovazione da Barack Obama. A Padova Faggin descriverà la storia, l’esperienza e le lezioni di vita imparate nella sua carriera di ricercatore, inventore, ingegnere e imprenditore in Silicon Valley, dove vive dal 1968.
  • lunedì 23 l’azienda Vallevecchia, con sede a Caorle (VE), aprirà le sue porte per mostrare i processi digitali avviati nella filiera delle colture estensive, della zootecnia e della tutela forestale.

Si tratteranno poi temi quali il cyberbullismo, il marketing emozionale, le smart city; i social media, l’odio in rete, privacy, mixed reality.

Digitalmeet innovazione digitale

Non mancherà l’hashtag ufficiale, #DM17, con il quale andrà in scena MeetFactory, un format innovativo per dare spazio ai luoghi dell’innovazione, quelli dove si fa ricerca e si dà forma al futuro. Inoltre, nei giorni del festival, centri di formazione e di ricerca saranno aperti ai visitatori e presenteranno le loro attività con visite guidate, workshop ed eventi esperienziali a ingresso gratuito.

Digitalmeet Award

In questa edizione 2017 ci sarà per la prima volta un premio Digitalmeet. Si tratta di un contest dedicato a tutti gli innovatori del digitale: in palio un viaggio a Barcellona fra Talent Garden, hub innovativi e startup. L’obiettivo del premio è quello di individuare e valorizzare i migliori progetti che contribuiscono a:

  • sostenere le migliori best-practices nelle attività di digitalizzazione
  • sostenere nuove idee e soluzioni per la realizzazione di progetti di innovazione digitale
  • diffondere e promuovere l’innovazione portata dal mondo digitale

Ogni progetto dovrà rientrare in una delle 4 categorie che corrispondono alle quattro anime ispiratrici di Digitalmeet:

  • Scopri – la rivoluzione digitale è già in corso, ma va scoperta
  • Usa – la trasformazione digitale va toccata con mano
  • Crea – la rivoluzione digitale permette di creare nuove occasioni di business e nuovi rapporti economici
  • Sogna – grazie alle trasformazioni digitali tant opportunità sognate possono diventare concrete.

digitalmeet innovazione

Non solo tecnologia, dunque, ma anche risvolti etici e sociali a Digitalmeet 2017, così da raggiungere un pubblico ampio e variegato. Da un lato infatti, ci saranno incontri come quello con il presidente emerito della Camera dei Deputati Luciano Violante, che venerdì 20 a Padova analizzerà il mutamento delle relazioni sociali nell’era digitale; dall’altro eventi più pop come “Vivere di Facebook”, che nel pomeriggio di sabato 21 porterà all’università di Padova i paladini di tre pagine Facebook da 3,5 milioni di follower quali Il Milanese Imbruttito, Casa Surace e Lercio.it.

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Industria 4.0: che cos’è e quali scenari porta con sé

Industria 4.0 o quarta rivoluzione industriale: anche l’Italia è coinvolta sempre più in questo grande cambiamento economico e sociale, ma che cosa si intende di preciso con questo termine e quali sono gli scenari futuri?

Che cos’è Industria 4.0

Si tratta innanzitutto di un segmento di mercato la cui caratteristica principale è l’unione tra sistemi fisici e digitali, analisi complesse attraverso Big Data e adattamenti real-time. Ancora, si tratta di utilizzo di macchinari connessi al web, analisi delle informazioni ricavate dalla rete e possibilità di una gestione più flessibile del ciclo produttivo. E’ un pezzo di mercato in crescita costante, che strizza l’occhio al futuro e alle cosiddette tecnologie abilitanti: dalle stampanti 3D ai robot, dalla gestione di dati in cloud all’analisi dei dati per rilevare debolezze e punti di forza della produzione.

Pare che il termine sia stato coniato in Germania (Industrie 4.0) durante l’Hannover Messe, la fiera delle tecnologie industriali, e da lì sia poi entrato nel linguaggio comune. Proprio la Germania è oggi considerata uno dei paesi di avanguardia nel processo di Industria 4.0, grazie al coinvolgimento di grossi gruppi industriali, poli universitari e startup tecnologiche agevolate a livello fiscale.

industria 4.0

Il futuro dell’Industria 4.0 in Italia

Per parlare del nostro paese è necessario partire dall’Europa. In molti stati membri infatti, sono stati lanciati diversi progetti governativi per portare l’Industria 4.0 nel tessuto imprenditoriale
: Industrie 4.0 in Germania, Industrie du Futur in Francia, Smart Industry nei Paesi Bassi e Catapult – High Value Manufacturing nel Regno Unito. Per quanto riguarda l’Italia il “regista” è il ministero dello sviluppo economico, il quale, tra gli obiettivi fissati nel Piano nazionale Industria 4.0 mira a mobilitare fino a 10 miliardi di euro in investimenti privati entro il 2020, ad aumentare di 11,3 miliardi la spesa privata in ricerca&sviluppo e a muovere di 2,6 miliardi gli investimenti early stage.

Il Piano riguarda anche il capitale umano e qui l’obiettivo del Mise è di arrivare al traguardo di 200mila laureati nei settori tecnologici e 3mila manager specializzati.

L’occupazione

Quali lavori scompariranno con l’Industria 4.0 e quali potrebbero nascere? La Commissione Lavoro del Senato ha da poco pubblicato un rapporto a riguardo – «Impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale» – secondo cui il 10% dei lavoratori italiani attuali rischiano di essere sostituiti da robot, mentre il 44% dovrà inevitabilmente modificare le proprie competenze.

industrai 4.0

Probabilmente più che la scomparsa totale di professioni, sarà sempre più importante aggiornare le competenze e non smettere di “studiare”. Relativamente invece alle diverse professionalità, alcuni lavori creati ex novo dall’industria tecnologica già ci sono: Chief internet of things officer (un manager con supervisione sull’impiego dell’Iot in azienda) e Iot Business designer (responsabili dello sviluppo di strategie che includono i dispositivi connessi). Saranno ricercati anche esperti di cybersicurezza, hardware engineer, analisti del business digitale e soprattutto sviluppatori.

 

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Turismo sostenibile: ecco i Booster Labs di Booking

Anche Booking prende a cuore le giovani startup. Il gigante mondiale dei viaggi online si è infatti da poco lanciato nel settore del turismo sostenibile grazie al programma Booking Boosters. L’obiettivo è quello di individuare e sostenere, a livello formativo e finanziario, startup del turismo sostenibile appena nate.

Il programma

Booking ha deciso di offrire il proprio sostegno attraverso i Booster Labs, dei veri e propri laboratori che hanno lo scopo di individuare startup allo stadio iniziale, per fornire loro il sostegno formativo e finanziario di cui hanno bisogno per avviare un percorso di crescita e ampliare ulteriormente il loro impatto sulle destinazioni locali. In particolare si cercano realtà capaci di trovare soluzioni innovative soprattutto per quanto riguarda la protezione dell’ambiente, la tutela dei beni culturali e la promozione di un turismo che incentivi lo sviluppo delle economie locali. “Questi Booster Labs, della durata di un weekend, rafforzeranno il nostro impatto collettivo – sono le parole di Gillian Tans, CEO di Booking.com – e ci permetteranno di raggiungere ancora più destinazioni in tutto il mondo, lavorando verso l’obiettivo comune di un futuro più sostenibile per il settore dei viaggi a livello globale».

viaggio turismo sostenibile

In questa sua “missione”, Booking vorrebbe contribuire alla tutela di oltre 120mila destinazioni uniche al mondo, per permettere alle generazioni future di continuare a visitarle. Le aree di innovazione su andrà a concentrarsi il programma dei Boosters Lab sono essenzialmente due:

  • trovare soluzioni nuove al problema del sovraffollamento, così da prevenire gli effetti negativi associati al turismo di massa in campo economico, ambientale e socio-culturale.
  • pensare strategie imprenditoriali che promuovano la crescita di un turismo sostenibile e inclusivo, in grado di sostenere e sviluppare le comunità locali.

viaggiare turismo sostenibile

Il primo Boosters Lab a… Barcellona

Si inizierà dal 1 al 3 dicembre a Barcellona. Dalla città catalana il programma arriverà nel corso del 2018 in diverse città del mondo, con una serie di programmi della durata di un fine settimana. Per il primo Booster Lab sarà selezionato un gruppo di massimo 15 startup europee. A ciascuna sarà assegnato un tutor di Booking.com che farà da guida alla scoperta di nuove opportunità di crescita. Inoltre, si potrà partecipare a workshop interattivi e seminari tenuti da esperti dello sviluppo di nuove imprese e del turismo sostenibile. Il fine settimana terminerà con le presentazioni dei progetti davanti a una giuria di esperti; ogni startup ha la possibilità di vincere finanziamenti fino a 25mila euro. Le altre risorse che Booking metterà a disposizione consistono in: nuove skills e conoscenze da mettere in pratica il più presto possibile, ispirazione e network, con la speranza che questa rete continui, anche una volta terminato il Lab, a essere un appoggio e una fonte preziosa di relazioni.

Le candidature sono aperte fino al 15 ottobre.

 

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Fashion revolution: come il digitale cambia la moda

E’ forse davvero una “rivoluzione” quella che sta interessando il mondo del fashion: il digitale cambia la moda in moltissime sue sfaccettature e lo rende un settore sempre più accattivante per le startup e i giovani. In particolare si cercano clienti, partner e finanziamenti per crescere e fare strada. Dal servizio di alta sartoria a domicilio al noleggio online di abiti e accessori, dal tessuto innovativo ecosostenibile e anallergico al sito web che crea nuove tendenze; sono davvero numerose le startup della moda avviate e gestite da giovani imprenditori e innovatori di talento.

4 piccole storie di come il digitale cambia la moda

Si chiama Icast ed è la prima piattaforma di casting online per modelle rivolta agli operatori del settore. In 5 giorni si riesce a fare una selezione e a snellire il processo. Dopo il debutto parigino, la startup punta a diffondersi anche nelle altre capitali della moda.

Nel 2015 l’azienda Respectlife inventa un tessuto in grado di rispondere alle esigenze del mercato e soprattutto dell’ambiente, grazie a una particolare attenzione per l’ecosostenibilità della filiera. Il tessuto è realizzato infatti in fibra di polipropilene, mediante una lavorazione esclusivamente meccanica e senza contaminazioni batteriche. Il prodotto finale è anallergico e traspirante, in linea con le esigenze di un mercato in continua evoluzione.

fashion come il digitale cambia la moda

I due startupper Marco Cazzaniga e Massimiliano Brunello si sono inventati degli occhiali da sole da indossare anche la sera, gli iMoon. Fatti appositamente per essere indossati in discoteca, di notte e al buio, vogliono catturare un target ben preciso: quello dei giovani festaioli, dei party e dei raduni di musica house e tecno. Al momento si possono acquistare solo online e in alcuni negozi specializzati, ma l’obiettivo di Brunello e Cazzaniga è quello di estenderli il più possibile.

Unire i vantaggi dell’ecommerce a quelli della vendita tradizionale e ripensare così il concetto di sartoria classica. E’ ciò che cerca di fare Sartieri, sartoria online con sede a Lecce e base a Londra: non portare più la persona in sartoria, ma la sartoria dalla persona. Sartieri offre infatti un innovativo servizio di presa misure a domicilio nelle maggiori città europee; attualmente a Londra, Oxford, Cambridge, Manchester e a breve anche a Milano.

come il digitale cambia la moda

Alcuni dati sulle startup della moda

I giovani imprenditori italiani scelgono sempre di più la moda: sono infatti oltre mille le nuove realtà nate nel corso del 2017. I giovani imprenditori nel settore moda sono più numerosi a Prato (dove se ne contano 811, pari a circa il 9% del totale a livello nazionale), Firenze (dove ce ne sono 625, quasi il 7% del totale complessivo), Napoli (553) e Milano (dove ci sono 549 aziende e realtà guidate da giovani, circa il 6% del totale). Quest’ultima si conferma la regina delle classifiche italiane dedicate al fashion: prima nel design e nell’export, con 13mila imprese del settore, 89mila addetti, un fatturato di 20 miliardi di euro l’anno.

 

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I big data nel calcio: il primo hackaton italiano

In Trentino si va a caccia di idee su come utilizzare i big data nel calcio. Per il fine settimana del 14 e 15 ottobre infatti, la Figc ha organizzato il primo hackaton dedicato al calcio in Italia.

L’iniziativa

A livello internazionale solo il Manchester City ha promosso un progetto simile. Nessuna federazione calcistica però ha creduto prima d’ora nelle opportunità che possono scaturire dalle idee innovative e dall’uso dei big data. L’iniziativa è stata definita all’interno di Kick Off, un evento organizzato ogni anno dalla Figc e finalizzato appunto all’innovazione del calcio italiano.

Il 14 e 15 ottobre, presso l’università di Trento, avrà luogo l’hackaton: una maratona di 48 ore a cui potranno partecipare diverse figure, poiché l’incontro di competenze trasversali è la vera essenza di questo progetto. L’iniziativa infatti non è rivolta solo a nerd, sviluppatori o designer, ma a chiunque abbia un’idea legata al mondo del calcio.

Che cosa si cerca

Le qualità richieste sono principalmente:

  • creatività
  • curiosità
  • entusiasmo
  • passione calcistica
  • competenze calcistiche
  • abilità nell’analisi dei dati

big data nel calcio

Lo scenario futuro ci dice che, avvalendosi di esperti dei dati in grado di lavorare in collaborazione con i tradizionali talent scout, le squadre potranno accrescere il proprio approccio analitico. Come? Un talent scout ad esempio valuta un calciatore nella corsa e può suggerirlo per un contratto, un analista può vagliare tutta la storia delle prestazioni di un atleta, in modo da esprimere un giudizio sulle capacità a lungo termine di un giocatore e quello che potrebbe dare al club. Anche i giocatori di squadre minori potrebbero così avere maggiori chance. I big data nel calcio possono aiutare, inoltre, durante le trattative per la compra vendita di giocatori, aiutando a trovare il talento migliore.

Come candidarsi

I candidati che supereranno la prima fase verranno inseriti in team inter-disciplinari (è prevista anche l’iscrizione come squadra) i quali si affronteranno in due sfide parallele (“match analysis” e “comunità dei tesserati”). 5mila euro per ogni progetto è il premio in palio. Le squadre dovranno proporre soluzioni innovative su come analizzare i big data nel calcio e su come valorizzare il rapporto tra Figc e tesserati. Inoltre, alla fine della maratona, i progetti valutati come interessanti potranno essere incubati all’interno dei processi di accelerazione di Trentino Sviluppo (30mila euro in servizi per la sfida “comunità dei tesserati”) e di WyLab (25mila euro in servizi per la sfida “match analysis”).

big data nel calcio

I partner dell’hackaton sono – tra gli altri – Google, Eit Digital, Italia Startup, Wylab, Unicredit Start Lab e il Global Sports Innovation Center di Microsoft. L’evento, organizzato dalla Figc, è realizzato in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e Trentino Sviluppo; ha infine il patrocinio della Commissione Europea, del Parlamento Europeo, del Coni e del ministro dello Sport.

Un evento dal sapore internazionale dunque, che, grazie ai big data, potrebbe significare una nuova fase per il mondo del calcio.

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Come promuovere il turismo digitale in Italia

Il 1 dicembre prossimo a Firenze si discuterà di turismo in rete e di come promuovere il turismo digitale. La Fortezza da Basso ospiterà infatti la seconda edizione di Ecosistemi Digitali. L’evento, promosso dal MiBACT, MISE e Regioni italiane, e sviluppato insieme alla Regione Toscana e Toscana Promozione Turistica, si terrà subito dopo la chiusura della decima edizione di BTO – Buy Turism Online, in programma dal 29 al 30 novembre sempre alla Fortezza da Basso.

A un anno di distanza dalla prima edizione, che ha visto 100 esperti provenienti da tutta Italia definire 10 linee guida in materia di turismo online, rappresentati delle stituzioni e delle imprese che operano nel turismo si ritroveranno per fare il punto sulla crescita della digitalizzazione nella promozione turistica e per scoprire ancora più a fondo come promuovere il turismo digitale.

Alcuni dati sul turismo digitale

I dati Google Trends dell’estate 2017 confermano le potenzialità delle infrastrutture digitali e la strategicità di questo settore. Soprattutto L’Italia ha registrato un aumento notevole di ricerche web sulle nostre mete turistiche: +19,3%. In particolare, i paesi che online hanno dimostrato il maggiore interesse per l’Italia sono Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. I Paesi con una maggiore crescita di interesse sono invece: Argentina (+24%), Russia (+20%), Australia (+11%) e Spagna (+10%).

L’incremento maggiore nelle ricerche web c’è stato a partire dal periodo primaverile, con un picco durante i mesi di giugno, luglio e agosto (+14% anno su anno). Le tre città italiane più ricercate sono state Napoli (+25%), Firenze (+10%) e Milano (+8%). Tra le località di maggiore interesse invece da segnalare le Dolomiti (+20%), le Cinque Terre (+17%) e il Lago di Garda (+12%).

come promuovere il turismo digitale

Come sottolineano i dati della ricerca “Un’estate italiana“, commissionata da Enit, l’aumento d’interesse da parte dei turisti che usano la rete per pianificare le proprie vacanze è stato percepito anche dagli operatori: il 77,6% osserva un incremento rispetto all’andamento delle vendite per lo stesso periodo del 2016.

La Toscana e il turismo digitale

Secondo i dati dell’indagine SL&A per Toscana Promozione Turistica, il 42,7% degli operatori ha registrato un aumento delle vendite online durante l’estate, in primis gli alberghi (55,2%). Da sottolineare inoltre un legame diretto tra l’utilizzo dei canali on-line e i risultati: tra chi ha venduto di più online quest’estate sale la quota di soddisfatti per l’andamento della stagione (+76% rispetto al 61% della media) e per le prenotazioni nel mese di settembre (96% vs 66 % della media).

Per quanto riguarda i canali digital più utilizzati dai professionisti toscani del turismo sono i siti web: è online infatti il 95,1% delle strutture ricettive contro l’86% della media nazionale. Seguono i social network, utilizzati dal 56% degli operatori, anche se in questo caso la Toscana deve recuperare un gap rispetto al resto dell’Italia (la media nazionale è del 66%). Sono invece il 9,6% coloro che si affidano ai blog di viaggio.

come promuovere il turismo digitale

Un campo dunque, quello del turismo digitale, nel quale secondo il Sottosegretario di Stato del MiSE Antonello Giacomelli l’Italia deve ambire al ruolo di protagonista: “La competizione digitale sta rivoluzionando il nostro modo di vivere, di produrre, di pensare. L’Italia non è più fanalino di coda su questi temi, anzi, si candida a essere protagonista della nuova stagione digitale coniugando i progressi tecnologici al meglio della promozione del made in Italy”.

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Intelligenza artificiale: i lavori a prova di futuro

Una recente ricerca di Accenture svela quali le nuove figure lavorative che nasceranno grazie all’intelligenza artificiale. I nuovi lavori a prova di futuro insomma. Non si tratta di ruoli che sostituiscono i lavori precedenti, ma di mansioni «nuove e che richiedono abilità e formazione senza precedenti». Magari si tratta di figure che al momento non esistono, ma che potrebbero diffondersi a ritmo sempre più intenso. Il cuore di questa trasformazione saranno gli algoritmi, i procedimenti automatici, ma anche competenze legate al controllo di azioni e messaggi veicolati dalle tecnologie.

I 3 principali settori del futuro

intelligenza artificiale

I Trainers

Sono coloro che saranno chiamati a istruire gli algoritmi su come eseguire i propri compiti, spingendosi oltre la meccanicità delle funzioni di base. Ecco quindi che le imprese potranno aver bisogno di specialisti in grado di far capire ai bot le sfumature e il significato non letterale delle frasi o insegnare alle macchine a imitare i comportamenti dei dipendenti umani (smart-machine interaction modeler).

Gli Explainers

Gli explainers avranno il compito di colmare il gap tra sviluppi tecnologici e applicazioni nel business, ossia come tradurre le sperimentazioni di intelligenza artificiale in valore aggiunto per le imprese e i rispettivi manager.

I sustainers

Questa figura valuterà e controllerà l’impatto delle tecnologie di Intelligenza Artificiale, per esempio promuovendo o bocciando gli algoritmi sperimentati in base a precisi indicatori di performance (machine relations manager).

Tutti questi ruoli dai nomi tanto bizzarri sono meno lontani di ciò che potrebbe sembrare e alcuni grandi gruppi del settore digitale hanno già iniziato a sperimentarli. In Yahoo ad esempio hanno realizzato degli algoritmi che riescono a percepire il sarcasmo nelle conversazioni sui social media.

intelligenza artificiale lavori futuro

I ruoli che esistono già

Un’indagine dello scorso giugno de IlSole24Ore ha analizzato l’attuale mercato del lavoro digitale e ha scovato ben mille posizioni aperte nel settore in 8 colossi Ict. Si va dal learning specialist (gli esperti di machine learning) agli A.I product manager (manager di prodotti specializzati in intelligenza artificiale), agli ingegneri per lo soluzioni di deep learning. Tra le figure più generiche ma già ampiamente diffuse troviamo poi i software engineer, cloud specialist e il data scientist, lo “scienziato dei dati”, che si occupa di analizzare gli immensi flussi di informazione della rete e trasformarli in elementi preziosi per la riproduzione dell’intelligenza umana. La concorrenza nel settore è alle stelle e i big dell’Hi-tech fanno a gara per assumere i talenti migliori.

I percorsi di studio utili

Che cosa si studia per imparare queste professioni? Tutto e niente potrebbe essere la risposta; l’intelligenza artificiale stessa non è ancora ben definita. Sicuramente può essere utile un percorso in informatica, ingegneria, statistica, fisica, ma anche discipline umanistiche come la semiotica o la linguistica. Ciò che conta, come sempre, è farsi guidare dalla passione e non dalla moda del momento.

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